mercoledì 8 marzo 2017

goym dalit sono una genìa di ribelli

dhimmis kafir murtids Yitzhak Kaduri goym dalit sono una genìa di ribelli

dhimmis kafir murtids Yitzhak Kaduri goym dalit Amen! burn satan scit u sang da ngan, drink your poison made by yourself: in Jesus's name amen alleluia https://www.youtube.com/user/politicalUniusREI/discussion C. S. P. B. Crux Sancti Patris Benedecti, Croce del Santo Padre Benedetto C. S. S. M. L. Crux Sacra Sit Mihi Lux Croce sacra sii la mia Luce, N. D. S. M. D. Non draco sit mihi dux, Che il dragone non sia il mio duce, V. R. S. Vadre Retro satana. Allontanati satana! N. S. M. V. Non Suade Mihi Vana, Non mi persuaderai di cose vane, S. M. Q. L. Sunt Mala Quae Libas. Ciò che mi offri è cattivo, I.V. B. Ipsa Venena Bibas, Bevi tu stesso i tuoi veleni.]

Verona, Torino: una mostra fotografica per non dimenticare i bambini morti del Donbass!!! #Merkel #troika, #Mogherini e #Bilderberg #Boldrini li hanno ammazzati i bambini del Donbass! io lo giuro che insieme ai loro protettori massoni? saranno tutti puniti! 06.03.2017 Durante la settimana dal 27 febbraio al 4 marzo si è tenuta in Italia una mostra fotografica dal titolo “101life”, dedicata ai bambini vittime della guerra nella Repubblica di Donetsk.
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USA CINA RUSSIA ] trovate un accordo e fate finire: estirpate questo tumore maligno dal genere umano!  Corea Nord: Usa, ogni opzione su tavolo, Kim Jong-un non è persona razionale, non è situazione normale
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Ezechiele Il profeta e UNIUS REI il Figlio dell'UOMO sono le sentinelle di ISRAELE. Capitolo 48. Divisione del paese [1] Questi sono i nomi delle tribù: dal confine settentrionale, lungo la via di Chetlòn che conduce ad Amat, fino a Cazer-Enòn, con a settentrione la frontiera di Damasco e lungo il confine di Amat, dal lato d'oriente fino al mare, sarà assegnata a Dan una parte. [2] Sulla frontiera di Dan, dal limite orientale al limite occidentale: Aser, una parte. [3] Sulla frontiera di Aser, dal limite orientale fino al limite occidentale: Nèftali, una parte. [4] Sulla frontiera di Nèftali, dal limite orientale fino al limite occidentale: Manàsse, una parte. [5] Sulla frontiera di Manàsse, dal limite orientale fino al limite occidentale: Efraim, una parte. [6] Sulla frontiera di Efraim, dal limite orientale fino al limite occidentale: Ruben, una parte. [7] Sulla frontiera di Ruben, dal limite orientale fino al limite occidentale: Giuda, una parte. [8] Sulla frontiera di Giuda, dal limite orientale fino al limite occidentale, starà la porzione che preleverete, larga venticinquemila cubiti e lunga come una delle parti dal limite orientale fino al limite occidentale: in mezzo sorgerà il santuario. [9] La parte che voi preleverete per il Signore avrà venticinquemila cubiti di lunghezza per ventimila di larghezza. [10] Ai sacerdoti apparterrà la parte sacra del territorio, venticinquemila cubiti a settentrione e diecimila di larghezza a ponente, diecimila cubiti di larghezza a oriente e venticinquemila cubiti di lunghezza a mezzogiorno. In mezzo sorgerà il santuario del Signore. [11] Essa apparterrà ai sacerdoti consacrati, ai figli di Zadòk, che furono fedeli alla mia osservanza e non si traviarono nel traviamento degli Israeliti come traviarono i leviti. [12] Sarà per loro come una parte sacra prelevata sulla parte consacrata del paese, cosa santissima, a fianco del territorio assegnato ai leviti. [13] I leviti, lungo il territorio dei sacerdoti, avranno venticinquemila cubiti di lunghezza per diecimila di larghezza: tutta la lunghezza sarà di venticinquemila cubiti e tutta la larghezza di diecimila. [14] Essi non ne potranno vendere né permutare, né potrà essere alienata questa parte migliore del paese, perché è sacra al Signore. [15] I cinquemila cubiti di lunghezza che restano sui venticinquemila, saranno terreno profano per la città, per abitazioni e dintorni; in mezzo sorgerà la città. [16] Le sue misure saranno le seguenti: il lato settentrionale avrà quattromilacinquecento cubiti; il lato meridionale, quattromilacinquecento cubiti; il lato orientale quattromilacinquecento cubiti e il lato occidentale quattromilacinquecento cubiti. [17] I dintorni della città saranno duecentocinquanta cubiti a settentrione, duecentocinquanta a mezzogiorno, duecentocinquanta a oriente e duecentocinquanta a ponente. [18] Rimarrà accanto alla parte sacra un terreno lungo diecimila cubiti a oriente e diecimila a occidente, i cui prodotti saranno il cibo per coloro che prestan servizio nella città, [19] i quali saranno presi da tutte le tribù d'Israele. [20] Tutta la zona sarà di venticinquemila cubiti per venticinquemila. Preleverete, come possesso della città, un quarto della zona sacra. [21] Il resto, da una parte e dall'altra della zona sacra e del possesso della città, su un fronte di venticinquemila cubiti della zona sacra a oriente, verso il confine orientale, e a ponente, su un fronte di venticinquemila cubiti verso il confine occidentale, parallelamente alle parti, sarà per il principe. La zona sacra e il santuario del tempio rimarranno in mezzo, [22] fra il possesso dei leviti e il possesso della città, e fra ciò che spetta al principe; quel che si trova tra la frontiera di Giuda e quella di Beniamino sarà del principe. [23] Per le altre tribù, dalla frontiera orientale a quella occidentale: Beniamino, una parte. [24] Al lato del territorio di Beniamino, dalla frontiera orientale a quella occidentale: Simeone, una parte. [25] Al lato del territorio di Simeone, dalla frontiera orientale a quella occidentale: Issacar, una parte. [26] Al lato del territorio di Issacar, dalla frontiera orientale a quella occidentale: Zàbulon, una parte. [27] Al lato del territorio di Zàbulon, dalla frontiera orientale a quella occidentale: Gad, una parte. [28] Al lato del territorio di Gad, dalla frontiera meridionale verso mezzogiorno, la frontiera andrà da Tamàr alle acque di Meriba-Kadès e al torrente che va al Mar Mediterraneo. [29] Questo è il territorio che voi dividerete a sorte in eredità alle tribù d'Israele e queste le loro parti, dice il Signore Dio. Le porte di Gerusalemme [30] Queste saranno le uscite della città: sul lato settentrionale: quattromilacinquecento cubiti. [31] Le porte della città porteranno i nomi delle tribù d'Israele. Tre porte a settentrione: la porta di Ruben, una; la porta di Giuda, una; la porta di Levi, una. [32] Sul lato orientale: quattromilacinquecento cubiti e tre porte: la porta di Giuseppe, una; la porta di Beniamino, una; la porta di Dan, una. [33] Sul lato meridionale: quattromilacinquecento cubiti e tre porte: la porta di Simeone, una; la porta di Issacar, una; la porta di Zàbulon, una. [34] Sul lato occidentale: quattromilacinquecento cubiti e tre porte: la porta di Gad, una; la porta di Aser, una; la porta di Nèftali, una. [35] Perimetro totale: diciottomila cubiti. La città si chiamerà da quel giorno in poi: Là è il Signore.
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Ezechiele Il profeta e UNIUS REI il Figlio dell'UOMO sono le sentinelle di ISRAELE. Capitolo 47 La sorgente del tempio [1] Mi condusse poi all'ingresso del tempio e vidi che sotto la soglia del tempio usciva acqua verso oriente, poiché la facciata del tempio era verso oriente. Quell'acqua scendeva sotto il lato destro del tempio, dalla parte meridionale dell'altare. [2] Mi condusse fuori dalla porta settentrionale e mi fece girare all'esterno fino alla porta esterna che guarda a oriente, e vidi che l'acqua scaturiva dal lato destro. [3] Quell'uomo avanzò verso oriente e con una cordicella in mano misurò mille cubiti, poi mi fece attraversare quell'acqua: mi giungeva alla caviglia. [4] Misurò altri mille cubiti, poi mi fece attraversare quell'acqua: mi giungeva al ginocchio. Misurò altri mille cubiti, poi mi fece attraversare l'acqua: mi giungeva ai fianchi. [5] Ne misurò altri mille: era un fiume che non potevo attraversare, perché le acque erano cresciute, erano acque navigabili, un fiume da non potersi passare a guado. [6] Allora egli mi disse: «Hai visto, figlio dell'uomo?». Poi mi fece ritornare sulla sponda del fiume; [7] voltandomi, vidi che sulla sponda del fiume vi era un grandissima quantità di alberi da una parte e dall'altra. [8] Mi disse: «Queste acque escono di nuovo nella regione orientale, scendono nell'Araba ed entrano nel mare: sboccate in mare, ne risanano le acque. [9] Ogni essere vivente che si muove dovunque arriva il fiume, vivrà: il pesce vi sarà abbondantissimo, perché quelle acque dove giungono, risanano e là dove giungerà il torrente tutto rivivrà. [10] Sulle sue rive vi saranno pescatori: da Engàddi a En-Eglàim vi sarà una distesa di reti. I pesci, secondo le loro specie, saranno abbondanti come i pesci del Mar Mediterraneo. [11] Però le sue paludi e le sue lagune non saranno risanate: saranno abbandonate al sale. [12] Lungo il fiume, su una riva e sull'altra, crescerà ogni sorta di alberi da frutto, le cui fronde non appassiranno: i loro frutti non cesseranno e ogni mese matureranno, perché le loro acque sgorgano dal santuario. I loro frutti serviranno come cibo e le foglie come medicina». I confini del paese [13] Dice il Signore Dio: «Questi saranno i confini della terra che spartirete fra le dodici tribù d'Israele, dando a Giuseppe due parti. [14] Ognuno di voi possederà come l'altro la parte di territorio che io alzando la mano ho giurato di dare ai vostri padri: questa terra sarà in vostra eredità. [15] Ecco dunque quali saranno i confini del paese. A settentrione, dal Mar Mediterraneo lungo la via di Chetlòn fino a Zedàd; [16] il territorio di Amat, Berotà, Sibràim, che è fra il territorio di Damasco e quello di Amat, Cazer-Ticòn, che è sulla frontiera di Hauràn. [17] Quindi la frontiera si estenderà dal mare fino a Cazer-Enòn, con il territorio di Damasco e quello di Amat a settentrione. Questo il lato settentrionale. [18] A oriente, fra l'Hauràn, Damasco e Gàlaad e il paese d'Israele, sarà di confine il Giordano, fino al mare orientale, e verso Tamàr. Questo il lato orientale. [19] A mezzogiorno, da Tamàr fino alle acque di Meriba-Kadès, fino al torrente verso il Mar Mediterraneo. Questo il lato meridionale verso il Negheb. [20] A occidente, il Mar Mediterraneo, dal confine sino davanti all'ingresso di Amat. Questo il lato occidentale. [21] Vi spartirete questo territorio secondo le tribù d'Israele. [22] Lo dividerete in eredità fra voi e i forestieri che abitano con voi, i quali hanno generato figli in mezzo a voi; questi saranno per voi come indigeni fra gli Israeliti e tireranno a sorte con voi la loro parte in mezzo alle tribù d'Israele. [23] Nella tribù in cui lo straniero è stabilito, là gli darete la sua parte». Parola del Signore Dio. [ IRAN sharia law, MASSONE SAUDI ARABIA FARISEO SALAFITA SHARIAH SPA FED BCE FMI NATO, dhimmis kafir murtids Yitzhak Kaduri goym dalit: preparati a crepare, io voglio la tua bestia all'INFERNO: in tempi velocemente ragionevoli! ] spada affilata, per TRAFIGGERE e per lampeggiare, ESSA è sopra la testa dei miei nemici! [ che cosa ci dice il Profeta Ezechiele? che il loro: Dio JHWH holy: il Vivente di Israele, lui vuole la giustizia universale di: Unius REI, e che quindi: non fa distinzioni di persone, per punire o per benedire! forse che: io risparmierò gli israeliani, perché sono massoni e complici del regime Rochefeller Bilderberg? no, vi dico: io sto per fare un solo cumulo di cadaveri in tutto il mondo! 666 Bilderberg shariah, poi SCRIVERANNO NEI LIBRI DI STORIA: 5MILIARDI DI CADAVERI? UNIUS REI LI HA FATTI! ] vi schiaccerò tutti come piattole! drink your poison made by yourself. 666 Seigniorage Banking Satana FED FMI BURN SATAN shariah: in Jesu's name Messiah Yitzhak Kaduri, Amen! burn satan scit u sang da ngan, drink your poison made by yourself: in Jesus's name amen alleluia https://www.youtube.com/user/politicalUniusREI/discussion C. S. P. B. Crux Sancti Patris Benedecti, Croce del Santo Padre Benedetto C. S. S. M. L. Crux Sacra Sit Mihi Lux Croce sacra sii la mia Luce, N. D. S. M. D. Non draco sit mihi dux, Che il dragone non sia il mio duce, V. R. S. Vadre Retro satana. Allontanati satana! N. S. M. V. Non Suade Mihi Vana, Non mi persuaderai di cose vane, S. M. Q. L. Sunt Mala Quae Libas. Ciò che mi offri è cattivo, I.V. B. 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Ezechiele Il profeta e UNIUS REI il Figlio dell'UOMO sono le sentinelle di ISRAELE. Capitolo 46 Regolamenti diversi [1] Dice il Signore Dio: «Il portico dell'atrio interno che guarda a oriente rimarrà chiuso nei sei giorni di lavoro; sarà aperto il sabato e nei giorni del novilunio. [2] Il principe entrerà dal di fuori passando dal vestibolo del portico esterno e si fermerà presso lo stipite del portico, mentre i sacerdoti offriranno il suo olocausto e il suo sacrificio di comunione. Egli si prostrerà sulla soglia del portico, poi uscirà e il portico non sarà chiuso fino al tramonto. [3] Il popolo del paese si prostrerà nei sabati e nei giorni del novilunio all'ingresso del portico, davanti al Signore. [4] L'olocausto che il principe offrirà al Signore nel giorno di sabato sarà di sei agnelli e un montone senza difetti; [5] come oblazione offrirà un'efa per il montone, per gli agnelli quell'offerta che potrà dare; di olio un hin per ogni efa. [6] Nel giorno del novilunio offrirà in olocausto un giovenco senza difetti, sei agnelli e un montone senza difetti; [7] in oblazione, un'efa per il giovenco e un'efa per il montone e per gli agnelli quanto potrà dare; d'olio, un hin per ogni efa. [8] Quando il principe entrerà, dovrà entrare passando per l'atrio del portico e da esso uscirà. [9] Quando verrà il popolo del paese davanti al Signore nelle solennità, coloro che saranno entrati dalla porta di settentrione per adorare, usciranno dal portico di mezzogiorno; quelli che saranno entrati dal portico di mezzogiorno usciranno dal portico di settentrione. Nessuno uscirà dal portico da cui è entrato ma uscirà da quello opposto. [10] Il principe sarà in mezzo a loro; entrerà come entrano loro e uscirà come escono loro. [11] Nelle feste e nelle solennità l'oblazione sarà di un'efa per il giovenco e di un'efa per il montone; per gli agnelli quello che potrà dare; l'olio sarà di un hin per ogni efa. [12] Quando il principe vorrà offrire volontariamente al Signore un olocausto o sacrifici di comunione, gli sarà aperto il portico che guarda ad oriente e offrirà l'olocausto e il sacrificio di comunione come li offre nei giorni di sabato; poi uscirà e il portico verrà chiuso appena sarà uscito. [13] Ogni giorno tu offrirai in olocausto al Signore un agnello di un anno, senza difetti; l'offrirai ogni mattina. [14] Su di esso farai ogni mattina un'oblazione di un sesto di efa; di olio offrirai un terzo di hin per intridere il fior di farina: è un'oblazione al Signore, la legge dell'olocausto quotidiano. [15] Si offrirà dunque l'agnello, l'oblazione e l'olio, ogni mattina: è l'olocausto quotidiano». [16] Dice il Signore Dio: «Se il principe darà in dono ad uno dei suoi figli qualcosa della sua eredità, il dono rimarrà ai suoi figli come eredità. [17] Se invece egli farà sulla sua eredità un dono a uno dei suoi servi, il dono apparterrà al servo fino all'anno dell'affrancamento, poi ritornerà al principe: ma la sua eredità resterà ai suoi figli. [18] Il principe non prenderà niente dell'eredità del popolo, privandolo, con esazioni, del suo possesso; egli lascerà in eredità ai suoi figli parte di quanto possiede, perché nessuno del mio popolo sia scacciato dal suo possesso». [19] Poi egli mi condusse, per il corridoio che sta sul fianco del portico, alle stanze del santuario destinate ai sacerdoti, dalla parte di settentrione: ed ecco alla estremità di occidente un posto riservato. [20] Mi disse: «Questo è il luogo dove i sacerdoti cuoceranno le carni dei sacrifici di riparazione e di espiazione e dove cuoceranno le oblazioni, senza portarle fuori nell'atrio esterno e correre il rischio di comunicare la consacrazione al popolo». [21] Mi condusse nell'atrio esterno e mi fece passare presso i quattro angoli dell'atrio e a ciascun angolo dell'atrio vi era un cortile; [22] quindi ai quattro angoli dell'atrio vi erano quattro piccoli cortili lunghi quaranta cubiti e larghi trenta, tutti d'una stessa misura. [23] Un muro girava intorno a tutt'e quattro e dei fornelli erano costruiti in basso intorno al muro. [24] Egli mi disse: «Queste sono le cucine dove i servi del tempio cuoceranno i sacrifici del popolo». IRAN sharia law, MASSONE SAUDI ARABIA FARISEO SALAFITA SHARIAH SPA FED BCE FMI NATO, dhimmis kafir murtids Yitzhak Kaduri goym dalit: preparati a crepare, io voglio la tua bestia all'INFERNO: in tempi velocemente ragionevoli! ] spada affilata, per TRAFIGGERE e per lampeggiare, ESSA è sopra la testa dei miei nemici! 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Ezechiele Il profeta e UNIUS REI il Figlio dell'UOMO sono le sentinelle di ISRAELE. Capitolo 45 Divisione del paese. Parte del Signore [1] «Quando voi spartirete a sorte la regione, in eredità, preleverete dal territorio, in offerta al Signore, una porzione sacra, lunga venticinquemila cubiti e larga ventimila: essa sarà santa per tutta la sua estensione. [2] Di essa sarà per il santuario un quadrato di cinquecento cubiti per cinquecento, con una zona libera all'intorno di cinquanta cubiti. [3] In quella superficie misurerai un tratto di venticinquemila cubiti di lunghezza per diecimila di larghezza, dove sarà il santuario, il Santo dei santi. [4] Esso sarà la parte sacra del paese, sarà per i sacerdoti ministri del santuario, che si avvicinano per servire il Signore: questo luogo servirà per le loro case e come luogo sacro per il santuario. [5] Uno spazio di venticinquemila cubiti di lunghezza per diecimila di larghezza sarà il possesso dei leviti che servono nel tempio, con città dove abitare. [6] Come possesso poi delle città assegnerete un tratto di cinquemila cubiti di larghezza per venticinquemila di lunghezza, parallelo alla parte assegnata al santuario: apparterrà a tutta la gente d'Israele. Parte del principe [7] Al principe sarà assegnato un possesso di qua e di là della parte sacra e del territorio dalle città, al fianco della parte sacra e al fianco del territorio della città, a occidente fino all'estremità occidentale e a oriente sino al confine orientale, per una lunghezza uguale a ognuna delle parti, dal confine occidentale sino a quello orientale. [8] Questa sarà la sua terra, il suo possesso in Israele e così i miei prìncipi non opprimeranno il mio popolo, ma lasceranno la terra alla gente d'Israele, alle sue tribù». [9] Dice il Signore Dio: «Basta, prìncipi d'Israele, basta con le violenze e le rapine! Agite secondo il diritto e la giustizia; eliminate le vostre estorsioni dal mio popolo. Parola del Signore Dio. [10] Abbiate bilance giuste, efa giusta, bat giusto. [11] L'efa e il bat saranno della medesima misura così che il bat e l'efa contengano un decimo del comer, la loro misura sarà in relazione al comer. [12] Il siclo sarà di venti ghere: venti sicli, venticinque sicli e quindici sicli saranno la vostra mina. Offerte per il culto [13] Questa sarà l'offerta che voi preleverete: un sesto di efa per ogni comer di frumento e un sesto di efa per ogni comer di orzo. [14] Norma per l'olio - che si misura con il bat - è un decimo del bat per ogni kor. Dieci bat corrispondono ad un comer, perché dieci bat formano un comer. [15] Dal gregge, una pecora ogni duecento, dai prati fertili d'Israele. Questa sarà data per le oblazioni, per gli olocausti, per i sacrifici di comunione, in espiazione per loro. Parola del Signore Dio. [16] Tutta la popolazione del paese sarà tenuta a questa offerta verso il principe d'Israele. [17] A carico del principe saranno gli olocausti, le oblazioni e le libazioni nelle solennità, nei noviluni e nei sabati, in tutte le feste della gente d'Israele. Egli provvederà per il sacrificio espiatorio, l'oblazione, l'olocausto e il sacrificio di comunione per l'espiazione della gente d'Israele». Festa della pasqua [18] Dice il Signore Dio: «Il primo giorno del primo mese, prenderai un giovenco senza difetti e purificherai il santuario. [19] Il sacerdote prenderà il sangue della vittima per il peccato e lo metterà sugli stipiti del tempio e sui quattro angoli dello zoccolo dell'altare e sugli stipiti delle porte dell'atrio interno. [20] Lo stesso farà il sette del mese per chi abbia peccato per errore o per ignoranza: così purificherete il tempio. [21] Il quattordici del primo mese sarà per voi la pasqua, festa d'una settimana di giorni: mangeranno pane azzimo. [22] In quel giorno il principe offrirà, per sé e per tutto il popolo del paese, un giovenco per il peccato; [23] nei sette giorni della festa offrirà in olocausto al Signore sette giovenchi e sette montoni, senza difetti, in ognuno dei sette giorni, e un capro in sacrificio per il peccato, ogni giorno. [24] In oblazione offrirà un'efa per giovenco e un'efa per montone, con un hin di olio per ogni efa. Festa delle capanne [25] Il quindici del settimo mese farà per la festa come in quei sette giorni, per i sacrifici espiatori, per gli olocausti, le oblazioni e l'olio». IRAN sharia law, MASSONE SAUDI ARABIA FARISEO SALAFITA SHARIAH SPA FED BCE FMI NATO, dhimmis kafir murtids Yitzhak Kaduri goym dalit: preparati a crepare, io voglio la tua bestia all'INFERNO: in tempi velocemente ragionevoli! ] spada affilata, per TRAFIGGERE e per lampeggiare, ESSA è sopra la testa dei miei nemici! [ che cosa ci dice il Profeta Ezechiele? che il loro: Dio JHWH holy: il Vivente di Israele, lui vuole la giustizia universale di: Unius REI, e che quindi: non fa distinzioni di persone, per punire o per benedire! forse che: io risparmierò gli israeliani, perché sono massoni e complici del regime Rochefeller Bilderberg? no, vi dico: io sto per fare un solo cumulo di cadaveri in tutto il mondo! 666 Bilderberg shariah, poi SCRIVERANNO NEI LIBRI DI STORIA: 5MILIARDI DI CADAVERI? UNIUS REI LI HA FATTI! ] vi schiaccerò tutti come piattole! drink your poison made by yourself. 666 Seigniorage Banking Satana FED FMI BURN SATAN shariah: in Jesu's name Messiah Yitzhak Kaduri, Amen! burn satan scit u sang da ngan, drink your poison made by yourself: in Jesus's name amen alleluia https://www.youtube.com/user/politicalUniusREI/discussion C. S. P. B. Crux Sancti Patris Benedecti, Croce del Santo Padre Benedetto C. S. S. M. L. Crux Sacra Sit Mihi Lux Croce sacra sii la mia Luce, N. D. S. M. D. Non draco sit mihi dux, Che il dragone non sia il mio duce, V. R. S. Vadre Retro satana. Allontanati satana! N. S. M. V. Non Suade Mihi Vana, Non mi persuaderai di cose vane, S. M. Q. L. Sunt Mala Quae Libas. Ciò che mi offri è cattivo, I.V. B. Ipsa Venena Bibas, Bevi tu stesso i tuoi veleni. 666 Bilderberg shariah ] vi schiaccerò tutti come piattole! drink your poison made by yourself ] vi schiaccerò tutti come piattole! drink your poison made by yourself. 666 Seigniorage Banking Satana FED FMI BURN SATAN shariah: in Jesu's name Messiah Yitzhak Kaduri, Amen! burn satan scit u sang da ngan, drink your poison made by yourself: in Jesus's name amen alleluia https://www.youtube.com/user/politicalUniusREI/discussion C. S. P. B. Crux Sancti Patris Benedecti, Croce del Santo Padre Benedetto C. S. S. M. L. Crux Sacra Sit Mihi Lux Croce sacra sii la mia Luce, N. D. S. M. D. Non draco sit mihi dux, Che il dragone non sia il mio duce, V. R. S. Vadre Retro satana. Allontanati satana! N. S. M. V. Non Suade Mihi Vana, Non mi persuaderai di cose vane, S. M. Q. L. Sunt Mala Quae Libas. Ciò che mi offri è cattivo, I.V. B. Ipsa Venena Bibas, Bevi tu stesso i tuoi veleni.]
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CINA RUSSIA INDIA! ] voi siete già morti, se, voi volete sopravvivere? voi dovete mettere il vostro piede nella mia orma!
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BISOGNA CHE EGITTO CEDA IL CONTROLLO DEL SINAI AD ISRAELE: È CHIARO: NELLA SAUDITA PIRAMIDE MASSONICA ISLAMICA SHARIAH: TUTTO QUESTO TERRORISMO E GENOCIDIO DI CRISTIANI È STATO PIANIFICATO! Intanto, ai confini di Israele… Violenze e minacce dei jihadisti dell’ISIS nel Sinai settentrionale contro comuni cittadini, in particolare cristiani, Le dimostrazioni di forza dei jihadisti affiliati all’ISIS nella parte settentrionale della penisola egiziana del Sinai fanno seguito a un recente allentamento della campagna militare contro di loro e rappresentano una mossa volta a riaffermare il loro controllo sulla popolazione civile locale. Lo affermano residenti, capi tribali e funzionari egiziani. Negli ultimi tre giorni i jihadisti dell’ISIS nel Sinai hanno sequestrato quattro uomini accusati di collaborare con il governo, tre di loro nel corso di un raid impudentemente condotto nel bel mezzo di un mercato pubblico. Due dei sequestrati sono stati trovati uccisi, gli altri risultano tuttora dispersi. Secondo i funzionari egiziani, uno dei sequestrati assassinati è stato orrendamente mutilato e bruciato prima di essere finito a colpi d’arma da fuoco. Nel frattempo le donne che vivono nella zona vengono minacciate di punizione se non indossano il niqab (velo che copre anche il volto) e gli agricoltori sono costretti a pagare balzelli all’ISIS con il pretesto della zakat, la donazione in beneficenza obbligatoria nell’islam.
Sunia Astal, che si presenta su Facebook come una insegnante dell’Unrwa, ha postato l’immagine di un attivista armato accompagnata dal commento: “Dal fiume al mare, non importa quanto tempo ci vorrà” Terroristi Hamas sul libro paga dell’Onu, Dipendenti e insegnanti Unrwa ricoprono alte cariche in Hamas e fanno propaganda antisemita on-line, Muhammad Abu Nasr, che si presenta sul suo profilo Facebook come insegnante dell’Unrwa, ha postato la foto di un “balilla” palestinese con arma collo, sovrapposta alla bandiera palestinese e affiancata dal simbolo di Hamas, Un palestinese di Gaza impiegato ad alto livello nell’Unrwa, l’agenzia Onu per i profughi palestinesi, è stato eletto nel politburo di Hamas.
TUTTE LE AUTORITÀ PALESTINESI FANNO IMPUNEMENTE APOLOGIA DEL TERRORISMO ISLAMICO! adesso? voi siete tutti shariah morti! “Prego Allah che l’Iran produca mille bombe atomiche” Lo ha detto l’ambasciatore di Abu Mazen a Teheran. PENSARE CHE I SAUDITI SONO PARTE INTEGRANTE DELLA PIRAMIDE MASSONICA CIA e NATO ai LIVELLI PIÙ ALTI E SEGRETI, questo RENDE PLASTICAMENTE LE DIMENSIONI DI QUESTA CONGIURA E DEL SUO SATANISMO: questi sono gli aguzzini del genere umano che giocano il ruolo delle vittime!! Salah al-Zawawi, ambasciatore dell’Autorità Palestinese a Teheran, si augura che l’Iran produca “mille bombe nucleari”.  CON ISLAMICI NAZISTI shariah, MANIACI RELIGIOSI, IPOCRITI , E  ASSASSINI SERIALI, NEGATORI DI OGNI RECIPROCITÀ, E DI OGNI DIRITTO UMANO: TU NON POTRAI MAI AVERE un vero DIALOGO CIVILE: o devi morire tu o devono morire loro: [ non lo dico io ] lo ha detto il loro profeta e il loro Dio Allah! ] Il re Onu è nudo [ ALLAH AKBAR ONU SHARIAH: LUI NON RAPPRESENTA PIÙ I DIRITTI UMANI: QUINDI IL SUO RUOLO È FINITO! ] Nella sua prima conferenza stampa, la neo ambasciatrice Usa Nikki Haley ha detto chiaro e tondo come stanno le cose tra Onu e Israele. PER GLI ISLAMICI LA CONVIVENZA PACIFICA È IMPOSSIBILE! lo impedisce la loro religione e lo rende impossibile la shariah! “Conosco molti israeliani pronti a dividere la terra, ma trovare un palestinese che la pensi allo stesso modo è quasi impossibile” ISLAMICI attendono soltanto che, la loro bomba demografica li possa rendere una numericamente: significativa maggioranza all'interno di un territorio, e poi la festa del genocidio shariah incomincia: IMPLACABILE! Come fu che un giornalista americano filo-palestinese cambiò idea su Israele e sul conflitto. Hunter Stuart al lavoro in Cisgiordania nel novembre 2015Occupazioni e profughi che “non risultano” da questo articolo si evince in modo logico ed evidente come i veri nemici di ISRAELE sono i Farisei Ebrei: anglo-americani, che hanno il controllo del AIPAC SPA FED NWO FMI! ... infatti i satanisti sono terrorizzati dalla idea di avere una loro patria! E LA ARABIA SAUDITA CHE È COMPLICE IN TUTTA QUESTA CONGIURA? DEVE ESSERE RASA AL SUOLO IMMEDIATAMENTE!LA INFINITA PERSECUZIONE DI ONU CONTRO ISRAELE E CONTRO I MARTIRI CRISTIANI! Dubito che nel prossimo futuro verranno organizzate nella vostra città delle “Settimane contro l’Apartheid del Myanmar”. Mi sa che anche i Papuani Occidentali dovranno aspettare a lungo. Le cosiddette “Settimane contro l’Apartheid d’Israele”, invece, si sono diffuse in circa 225 città di tutto il mondo, e durano molto più a lungo dei sette giorni che implica il loro titolo: ma la parte del titolo che implica l’esistenza di un “apartheid” in Israele è una menzogna molto più grande.(Da: Jerusalem Post, 16.1.17)
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BISOGNA CHE EGITTO CEDA IL CONTROLLO DEL SINAI AD ISRAELE: È CHIARO: NELLA SAUDITA PIRAMIDE MASSONICA ISLAMICA SHARIAH: TUTTO QUESTO TERRORISMO E GENOCIDIO DI CRISTIANI È STATO PIANIFICATO! Intanto, ai confini di Israele… Violenze e minacce dei jihadisti dell’ISIS nel Sinai settentrionale contro comuni cittadini, in particolare cristiani, Le dimostrazioni di forza dei jihadisti affiliati all’ISIS nella parte settentrionale della penisola egiziana del Sinai fanno seguito a un recente allentamento della campagna militare contro di loro e rappresentano una mossa volta a riaffermare il loro controllo sulla popolazione civile locale. Lo affermano residenti, capi tribali e funzionari egiziani. Negli ultimi tre giorni i jihadisti dell’ISIS nel Sinai hanno sequestrato quattro uomini accusati di collaborare con il governo, tre di loro nel corso di un raid impudentemente condotto nel bel mezzo di un mercato pubblico. Due dei sequestrati sono stati trovati uccisi, gli altri risultano tuttora dispersi. Secondo i funzionari egiziani, uno dei sequestrati assassinati è stato orrendamente mutilato e bruciato prima di essere finito a colpi d’arma da fuoco. Nel frattempo le donne che vivono nella zona vengono minacciate di punizione se non indossano il niqab (velo che copre anche il volto) e gli agricoltori sono costretti a pagare balzelli all’ISIS con il pretesto della zakat, la donazione in beneficenza obbligatoria nell’islam.
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Il re Onu è nudo [ ALLAH AKBAR ONU SHARIAH: LUI NON RAPPRESENTA PIÙ I DIRITTI UMANI: QUINDI IL SUO RUOLO È FINITO! ] Nella sua prima conferenza stampa, la neo ambasciatrice Usa Nikki Haley ha detto chiaro e tondo come stanno le cose tra Onu e Israele
Editoriale del Jerusalem Post e VIDEO
La neo ambasciatrice Usa alle Nazioni Unite, Nikki Haley
Nella sua prima conferenza stampa come neo ambasciatrice americana alle Nazioni Unite, Nikki Haley è partita all’attacco. Dopo aver condiviso con i giornalisti le sue impressioni sulla riunione del Consiglio di Sicurezza sulle questioni del Medio Oriente (“è stata un po’ strana”), Haley ha promesso che gli Stati Uniti non chiuderanno più gli occhi sulla scandalosa faziosità dell’Onu contro lo stato ebraico. Nel suo breve commento, l’ex governatrice della Carolina del Sud ha articolato le sue critiche con garbo e bon ton, ma le sue parole non lasciano spazio a equivoci. Molti di noi in Israele hanno perso da tempo la speranza che le Nazioni Unite possano cambiare. Molta acqua è passata sotto i ponti del Giordano da quando l’Onu votò, nel 1947, a favore della creazione di uno stato ebraico accanto a uno stato arabo. Nel 1975, sotto l’influenza sovietica e con l’aiuto di decine di regimi autocratici d’Africa, Sud America e Medio Oriente, l’Onu approvò una risoluzione che equiparava il sionismo al razzismo. Anche se nel 1991 quella risoluzione è stata revocata, l’Onu rimane, ad esempio, la sede del Consiglio comicamente chiamato “dei diritti umani”: un organismo che conferisce onore e ruoli importanti a luminosi fari di morale e civiltà del diritto come Cuba, Pakistan, Russia e Siria, senza mai smettere nel frattempo di emettere un maggior numero di condanne contro Israele che contro tutti gli altri paesi del mondo messi insieme. Il punto 7 dell’agenda del Consiglio Onu per i diritti umani impone che presunte violazioni dei diritti umani commesse da Israele vengano messe all’ordine del giorno e discusse ogni volta che il Consiglio si riunisce. Nel 2016 l’Assemblea Generale ha adottato 18 risoluzioni contro Israele e il Consiglio di Sicurezza ha adottato 12 risoluzioni specifiche su Israele: “più di quelle dedicate alla Siria, alla Corea del Nord, all’Iran e al Sud Sudan messe insieme”, come osservò la stessa predecessora di Haley, Samantha Power, nel suo discorso a difesa dell’inspiegabile astensione degli Stati Uniti sulla risoluzione 2334.
Ora, con l’arrivo di Haley, si può tornare a sperare che un istituto che pareva irrimediabilmente e incorreggibilmente prevenuto contro Israele possa essere recuperato per il bene di tutta l’umanità. Non sarà facile. Ma Haley non ha intenzione di rinunciare, e il tenace ottimismo con cui ritiene che il cambiamento sia possibile potrebbe essere contagioso. Forse l’Onu finirà davvero per abbandonare la sua ossessiva paranoia anti-Israele e a dedicare davvero tempo ed energie alla sua vera vocazione: placare i conflitti e tutelare i diritti umani.
Nikki Haley: «La prima cosa che voglio fare è parlare di ciò che abbiamo appena visto. Il Consiglio di Sicurezza ha appena terminato la sua riunione mensile sui problemi del Medio Oriente. E’ la prima riunione di questo tipo a cui prendo parte e devo dire che è stata un po’ strana. Il Consiglio di Sicurezza dovrebbe discutere di come mantenere la pace e la sicurezza internazionale. Ma nella nostra riunione sul Medio Oriente, la discussione non è stata sull’illegale accumulo di razzi in Libano fatto da Hezbollah, non è stata sui soldi e le armi che l’Iran fornisce ai terroristi, non è stata su come sconfiggere l’ISIS, non è stata su come far sì che Bashar al-Assad debba rispondere del massacro di centinaia di migliaia di civili. No. L’incontro si è concentrato sul criticare Israele, l’unica vera democrazia in Medio Oriente. Sono nuova in questo incarico, ma capisco che è così che il Consiglio ha operato, mese dopo mese, per decenni. Sono qui per dire che gli Stati Uniti non chiuderanno più gli occhi su questo. Sono qui per sottolineare il compatto sostegno degli Stati Uniti per Israele. Sono qui per sottolineare che gli Stati Uniti sono determinati ad opporsi al pregiudizio anti-israeliano nelle Nazioni Unite. Non ripeteremo il drammatico errore della risoluzione 2334 e non permetteremo il passaggio al Consiglio di Sicurezza di risoluzioni di condanna unilaterale d’Israele. Al contrario, ci impegneremo perché si intervenga sulle reali minacce che dobbiamo fronteggiare in Medio Oriente. Noi siamo per la pace. Sosteniamo una soluzione del conflitto israelo-palestinese che sia negoziata direttamente tra le due parti, come ha ribadito il presidente Trump nel suo incontro di ieri [15 febbraio] con il primo ministro Netanyahu. Le risoluzioni scandalosamente di parte del Consiglio di Sicurezza e dell’Assemblea Generale rendono solo più difficile il raggiungimento della pace, perché disincentivano una delle parti dal sedere al tavolo dei negoziati. Incredibilmente, il Dipartimento affari politici delle Nazioni Unite ha un’intera divisione dedicata agli affari palestinesi. Pensate: non c’è una divisione dedicata ai lanci di missili illegali dalla Corea del Nord, non c’è una divisione dedicata al principale sponsor del terrorismo mondiale, l’Iran. L’approccio pregiudiziale alla questione israelo-palestinese non favorisce in alcun modo la pace. E non ha alcun rapporto con la realtà del mondo che ci circonda. E’ in atto una doppia morale impressionante. Solo pochi giorni fa, gli Stati Uniti hanno cercato invano di far passare al Consiglio di Sicurezza la condanna di un attacco terroristico in Israele durante il quale un terrorista ha aperto il fuoco sulla gente in attesa a una fermata d’autobus e ha poi accoltellato altre persone. Il Consiglio di Sicurezza non avrebbe esitato a condannare un attacco del genere in qualsiasi altro paese. Ma non in Israele. La presa di posizione è stata bloccata. E questo è semplicemente vergognoso. Israele si trova in una regione dove altri invocano la sua completa distruzione, e in un mondo dove l’antisemitismo è tornato ad aumentare. Queste sono le minacce che dovremmo discutere alle Nazioni Unite, continuando ad adoperarci per un accordo complessivo che ponga fine al conflitto israelo-palestinese. Ma  fuori dalle Nazioni Unite c’è qualche buona notizia. La posizione di Israele nel mondo sta cambiando. Israele sviluppa nuove relazioni diplomatiche. Sempre più paesi riconoscono quanto Israele contribuisce al mondo e riconoscono che Israele rappresenta un faro di stabilità in una regione tormentata, e che Israele è in prima linea nell’innovazione, nell’imprenditorialità, nelle scoperte tecnologiche. E’ il pregiudizio anti-israeliano alle Nazioni Unite che dovrebbe essere cambiato già da tempo. Gli Stati Uniti non esiteranno a prendere posizione contro questi pregiudizi, a difesa del nostro amico e alleato Israele. Mi pare che nel corso della riunione abbiamo visto un tono forse leggermente diverso, ma dovremo vedere come va avanti. Grazie.»
    (Da: unwatch.org, 16.2.17)
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PER GLI ISLAMICI LA CONVIVENZA PACIFICA È IMPOSSIBILE! lo impedisce la loro religione e lo rende impossibile la shariah! “Conosco molti israeliani pronti a dividere la terra, ma trovare un palestinese che la pensi allo stesso modo è quasi impossibile” ISLAMICI attendono soltanto che, la loro bomba demografica li possa rendere una numericamente: significativa maggioranza all'interno di un territorio, e poi la festa del genocidio shariah incomincia: IMPLACABILE! Come fu che un giornalista americano filo-palestinese cambiò idea su Israele e sul conflitto.
Hunter Stuart al lavoro in Cisgiordania nel novembre 2015
Nelle prime settimane a Gerusalemme mi ritrovai spesso a discutere del conflitto con i compagni di stanza o in società. A differenza del New England wasp (bianco anglosassone protestante), Israele non permette il lusso di evitare cortesemente sgradevoli discussioni politiche. Al di fuori dell’isola felice di Tel Aviv, il conflitto è onnipresente e condiziona quasi ogni aspetto della vita. Non è possibile non parlarne. Durante una di queste discussioni uno dei miei compagni di camera, un tranquillo ebreo americano di una trentina d’anni, sembrò suggerire che i palestinesi fossero tutti terroristi. Mi irritai e gli dissi che è sbagliato chiamarli tutti terroristi, che soltanto una piccola minoranza sostiene il terrorismo. Aprì il suo computer, si collegò al sito del Pew Research Center e mi mostrò lo schermo: nel 2013 i ricercatori del Pew avevano intervistato migliaia di persone nel mondo mussulmano chiedendo loro se erano a favore di attacchi suicidi contro civili “per difendere l’islam dai nemici”. Risultava che il 62% dei palestinesi giustificava atti di terrorismo contro i civili, e anche che i territori palestinesi sono l’unica regione del mondo islamico in cui la maggioranza della popolazione è a favore del terrorismo: in tutti gli altri paesi, dal Libano all’Egitto al Pakistan alla Malesia, si tratta di una minoranza. Non mi diedi affatto per vinto, ma le statistiche mi rimasero in mente.
Meno di un mese più tardi, nell’ottobre 2015, iniziò un’ondata di attacchi terroristici palestinesi contro gli ebrei israeliani. Quasi ogni giorno qualche giovane arrabbiato mussulmano palestinese accoltellava o investiva qualcuno con l’auto. Gerusalemme era piena di atti di violenza, a volte a pochi passi da dove io e mia moglie abitavamo, lavoravamo, facevamo la spesa. In un primo tempo, lo ammetto, non provavo molta simpatia per gli israeliani, anzi provavo una certa ostilità. Sentivo che erano loro la causa delle violenze. Avrei voluto scrollarli dicendo: “Smettetela di occupare ila Cisgiordania, smettetela di bloccare il confine con Gaza, e i palestinesi smetteranno di ammazzarvi!”. Mi pareva così ovvio: come potevano non capire che tutta quella violenza era la reazione naturale, benché spiacevole, alle azioni del loro governo?
2 febbraio 2017- Il ministro della pubblica Istruzione dell’Autorità Palestinese Sabri Saidam, in posa con studentesse e preside di una scuola, mostra una targa celebrativa con la mappa della “Palestina”: Israele è cancellato dalla carta geografica
Soltanto quando vidi personalmente la violenza incominciai a vedere più chiaramente il punto di vista israeliano. Mentre l’intifada dei coltelli (come venne poi chiamata) era in pieno sviluppo, andai nell’impoverito quartiere Silwan, a Gerusalemme est, perché volevo scrivere un articolo. Appena arrivai, un ragazzotto palestinese di circa 13 anni mi puntò col dito e si mise a gridare in arabo: “Ebreo, ebreo!”. Subito un gruppo consistente di suoi compagni che stazionavano nelle vicinanze venne verso di me di corsa con sguardi d’odio terrificanti, gridando “ebreo, ebreo!”. Il cuore prese a battermi forte. Gridai in arabo più e più volte “Ana mish yehud! Ana mish yehud!” (non sono ebreo!). Gli dissi che ero un giornalista americano che amava la Palestina. Si calmarono, ma non dimenticai più lo sguardo con cui mi avevano guardato. Più tardi incontrai un palestinese di Silwan a un party ad Amman (in Giordania). “Se tu fossi stato ebreo – mi disse – probabilmente ti avrebbero ammazzato”. Quel giorno tornai sano e salvo da Silwan: altri non ebbero altrettanta fortuna.
Gli attacchi contro gli ebrei continuarono a Gerusalemme e in tutto Israele. Iniziai a cambiare attitudini, probabilmente perché la violenza mi toccava per la prima volta direttamente. Iniziai a temere che mia moglie potesse essere accoltellata nel tornare a casa dal lavoro. Se il mio cellulare avvisava che c’era stato un altro attacco e lei non era con me, immediatamente le mandavo un SMS per sapere se stava bene. Poi un amico, un ebreo israeliano anziano che aveva invitato a cena me e mia moglie nella sua casa del quartiere di Talpiot, ci disse che il suo amico era stato ucciso il mese prima sull’autobus da due palestinesi, non lontano da casa. Conoscevo bene la storia, non soltanto dalle notizie, ma perché avevo intervistato la famiglia di uno dei due autori dell’attentato. La famiglia mi aveva raccontato che era un giovane e promettente imprenditore in proprio, spinto oltre il limite dalle umiliazioni quotidiane dovute all’occupazione. Avevo pubblicato un pezzo pieno di simpatia per l’assassino sul sito giordano Al Bawaba News. Scrivendo con l’occhio distaccato e freddo del giornalista, avevo potuto scrivere utilizzando il punto di vista apprezzato dalla maggior parte dei giornali (come avevo subito capito): la colpa della violenza palestinese è degli israeliani. Ma quando seppi che la vittima era l’amico di un mio amico, la mia prospettiva cambiò. La vittima era Richard Lakin, originario come me del New England, ed insegnava inglese a bambini israeliani e palestinesi in una scuola di Gerusalemme. Credeva nella pace e “non perdeva una manifestazione in favore della pace”, come mi disse il figlio. Invece i suoi assassini venivano da un quartiere abitato dalla classe media di Gerusalemme, erano benestanti rispetto alla media della popolazione palestinese, ed erano stati pagati 20.000 shekel per assaltare vigliaccamente il tram con le armi. Più di un anno dopo, le loro facce sono ancora immortalate a Gerusalemme est su manifesti che inneggiano ai “martiri” (uno degli assassini, Baha Aliyan, di 22 anni, fu ucciso sul posto; il secondo, Bilal Ranem, di 23 anni, fu arrestato).
19 ottobre 2016 – Jibril Rajoub, segretario del Comitato Centrale di Fatah e capo del Consiglio supremo dell’Olp per lo sport e la gioventù, in posa insieme al Direttore generale della polizia dell’Autorità Palestinese Hazem Atallah, mostra una targa celebrativa con la mappa della “Palestina”: Israele è cancellato dalla carta geografica
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Hunter Stuart, autore di questo articolo
Nell’estate del 2015, appena tre giorni dopo il mio arrivo in Israele per rimanervi diciotto mesi come reporter autonomo e indipendente, scrissi che cosa pensavo del conflitto fra israeliani e palestinesi. Un amico di New York mi aveva detto che sarebbe stato interessante vedere come il vivere in Israele avrebbe cambiato le mie percezioni. Probabilmente pensava che le cose viste dalla prima fila avrebbero avuto un altro aspetto. Quanto aveva ragione!
Prima di andare a vivere a Gerusalemme ero molto filo-palestinese, come quasi tutte le persone che conoscevo. Sono cresciuto fra i protestanti in una tranquilla cittadina del New England, molto politically correct, dove quasi tutti erano liberal (di sinistra). Essere liberal in America comporta un intero pantheon di credenze: si crede nel pluralismo, nella tolleranza e nella diversità. Si sostengono i diritti dei gay, il diritto all’aborto e il controllo delle armi. Anche la convinzione che Israele signoreggia con prepotenza sui palestinesi è parte integrante di questo pantheon. Gran parte dei progressisti americani vede Israele come l’aggressore che opprime dei poveri e nobili arabi brutalmente privati della libertà.
L’11 luglio 2015 ero nel mio nuovo appartamento nel quartiere Baka di Gerusalemme e scrivevo: “Credo che Israele debba smetterla di controllare la striscia di Gaza e quasi tutta la Cisgiordania. L’occupazione è un atto di colonialismo che crea sofferenza, frustrazione e disperazione per milioni di palestinesi”. Forse non c’è da stupirsi che queste idee non piacessero alle persone che incontrai a Gerusalemme nelle prime settimane, visto che persino per la media degli israeliani Gerusalemme è una città conservatrice. Mia moglie ed io eravamo andati ad abitare nella parte ebraica della città per caso, perché il primo ostello che rispose alla nostra richiesta era nel quartiere Nachlaot, dove persino i giovani più alla moda sono religiosi. Di conseguenza quasi tutte le persone con cui avevo contatti erano ebrei decisamente nazionalisti. Io avevo timore a sbandierare le mie convinzioni filo-palestinesi, ma credo che loro sentissero la mia antipatia (più tardi ho imparato che gli israeliani hanno un sesto senso per questo).
dhimmis kafir murtids Yitzhak Kaduri goym dalit

 burn satan scit u sang da ngan, drink your poison made by yourself: in Jesus's name amen alleluia https://www.youtube.com/user/politicalUniusREI/discussion C. S. P. B. Crux Sancti Patris Benedecti, Croce del Santo Padre Benedetto C. S. S. M. L. Crux Sacra Sit Mihi Lux Croce sacra sii la mia Luce, N. D. S. M. D. Non draco sit mihi dux, Che il dragone non sia il mio duce, V. R. S. Vadre Retro satana. Allontanati satana! N. S. M. V. Non Suade Mihi Vana, Non mi persuaderai di cose vane, S. M. Q. L. Sunt Mala Quae Libas. Ciò che mi offri è cattivo, I.V. B. Ipsa Venena Bibas, Bevi tu stesso i tuoi veleni.

Dice un vecchio adagio: “se vuoi far cambiare idea a qualcuno, prima fattelo amico”. Gli amici che mi sono fatto in Israele mi hanno cambiato per sempre l’opinione sul paese e sulla necessità di uno stato degli ebrei. Ma ho anche viaggiato molto nei Territori e conosciuto tanti palestinesi. Sono stato quasi sei settimane fra Nablus, Ramallah ed Hebron, sono stato anche a Gaza. Ho conosciuto persone straordinarie, ho visto una generosità e una ospitalità senza paragoni al mondo. Sarò loro amico per il resto della vita. Ma quasi tutti avevano una visione estremamente sconfortante del conflitto, di Israele e del popolo ebraico in generale. Prima di tutto, anche il più gentile e il più colto dei palestinesi delle classi più elevate rifiuta Israele al 100%, non soltanto l’occupazione della Cisgiordania e di Gerusalemme est. Non si accontentano della soluzione a due stati: vogliono tornare a Ramla e Giaffa e Haifa e in tutti gli altri territori dell’Israele del 1948, dentro la linea verde. E vogliono che gli israeliani che vivono lì se ne vadano. Non parlano quasi mai di coesistenza, parlano di espulsione, di riprendersi le “loro” terre. Per quanto possa essere stata moralmente complicata la creazione di Israele, benché molti palestinesi innocenti siano stati uccisi o cacciati dalle loro case nel 1948 e nel 1957, per me Israele è oggi una realtà riconosciuta da quasi tutti gli stati del mondo (inclusi stati del Medio Oriente). Il perdurante desiderio dei palestinesi si cancellare Israele dalla mappa geografica è controproducente e retrogrado, l’Occidente deve fare molta attenzione a non incoraggiarlo.
Inoltre, una larga percentuale di palestinesi, persino di classe sociale elevata, crede fermamente che il terrorismo islamico sia creato dall’Occidente per diffondere antipatia verso i mussulmani. So che sembra assurdo, che è una teoria del complotto che appare comica, finché non la si sente sostenere più e più volete da tantissime persone. Non so dire quante volte ho sentito i palestinesi sostenere che l’intifada dei coltelli del 2015 e 2016 è una finzione o che l’ISIS è una creatura della CIA. Ad esempio, dopo l’attacco dell’ISIS che uccise 15 persone a Parigi a novembre del 2015, una mia collega, una colta giornalista libanese-palestinese di 27 anni, mi disse con tutta naturalezza che quei massacri erano “probabilmente” opera del Mossad! In quanto giornalista doveva, come me, essere dedita alla ricerca della verità fattuale, per quanto sgradevole potesse essere. Eppure questa signora rifiutava di credere che dei mussulmani potessero esser responsabili della carneficina, alla faccia della realtà fattuale, ed era pronta a darne la colpa a spie di Israele.


PER GLI ISLAMICI LA CONVIVENZA PACIFICA È IMPOSSIBILE! lo impedisce la loro religione e lo rende impossibile la shariah! “Conosco molti israeliani pronti a dividere la terra, ma trovare un palestinese che la pensi allo stesso modo è quasi impossibile” ISLAMICI attendono soltanto che, la loro bomba demografica li possa rendere una numericamente: significativa maggioranza all'interno di un territorio, e poi la festa del genocidio shariah incomincia: IMPLACABILE! Come fu che un giornalista americano filo-palestinese cambiò idea su Israele e sul conflitto.  Quando viaggio di solito ascolto le persone senza esprimere opinioni mie. Per me, questo e il succo del viaggio: tener la bocca chiusa e sentire l’opinione degli altri. Ma dopo 3 o 4 settimane di viaggio in Palestina mi stufai di queste teorie del complotto. “Gli Arabi debbono assumersi la responsabilità di alcune cose!”, gridai a un amico di Nablus dopo che per tre o quattro volte aveva accusato altri per il terrorismo islamico. “Non tutto è colpa dell’America!’”. Sembrò sorpreso della mia veemenza e lasciò cadere il discorso. Evidentemente avevo raggiunto il punto di saturazione. Conosco molti ebrei israeliani che sono pronti a dividere la terra con i mussulmani palestinesi, ma trovare un palestinese che la pensi allo stesso modo è quasi impossibile. Innumerevoli palestinesi mi hanno detto di non aver nulla contro gli ebrei, ma soltanto contro i sionisti. Dimenticano che gli ebrei sono vissuti in Israele per millenni insieme ai mussulmani, ai cristiani, ai drusi, agli atei, agli agnostici, per lo più in pace. La grande maggioranza dei palestinesi crede che tutti gli ebrei siano arrivati in Israele nel XX secolo e che perciò non appartengano alla regione. Naturalmente non rimprovero ai palestinesi di voler tornare alle case delle loro famiglie. E’ un desiderio naturale. Anch’io avrei lo stesso desiderio, se succedesse alla mia famiglia. Ma finché i governi occidentali e le ong e i progressisti in Usa ed Europa non condannano gli attacchi palestinesi contro Israele, il conflitto crescerà e si verserà altro sangue da entrambe la parti.
Ora sono di nuovo negli Usa, abito a nord di Chicago in un quartiere liberal dove la maggioranza delle persone – inclusi gli ebrei – tende a sostenere la richiesta palestinese del riconoscimento del loro stato, che acquista via via maggiore sostegno nei consessi internazionali come l’Onu. Io personalmente non penso più che sia una buona idea. Se i palestinesi avessero uno stato in Cisgiordania, chi può dire che non voterebbero per Hamas, gruppo islamista che vuole la distruzione di Israele? E’ quello che è avvenuto a Gaza con democratiche elezioni nel 2006. Per fortuna il pericolo è limitato dall’isolamento di Gaza, sia per la sua posizione geografica sia per il blocco ai suoi confini attuato da Israele e dall’Egitto. Ma accettare di aver lo stesso pericolo mortale in Cisgiordania e su metà Gerusalemme è una cosa che Israele ovviamente non vuole. Sarebbe un suicidio, e da nessun paese si può pretendere che acconsenta alla propria distruzione.
Ora perciò non so che cosa pensare. Sono impantanato nel bel mezzo di uno dei problemi più difficili al mondo. Per lo meno posso dire che sono stato disposto a cambiare idea, anche se questo non è forse socialmente accettabile. Magari lo fossero anche tanti altri.
(Da: Jerusalem Post, informazionecorretta.com, 15-17.2.17)
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PER GLI ISLAMICI LA CONVIVENZA PACIFICA È IMPOSSIBILE! lo impedisce la loro religione e lo rende impossibile la shariah! “Conosco molti israeliani pronti a dividere la terra, ma trovare un palestinese che la pensi allo stesso modo è quasi impossibile” ISLAMICI attendono soltanto che, la loro bomba demografica li possa rendere una numericamente: significativa maggioranza all'interno di un territorio, e poi la festa del genocidio shariah incomincia: IMPLACABILE! Come fu che un giornalista americano filo-palestinese cambiò idea su Israele e sul conflitto.
L’essere toccato dal conflitto in modo personale mi indusse a chiedermi perché avessi sempre scusato la violenza palestinese. Ma i liberal, i gruppi per i diritti civili, la maggior parte dei media continuavano ad accusare Israele per gli attacchi. Ban Ki-moon ad esempio, nel gennaio 2016 ancora a capo dell’Onu, mentre le strade del mio quartiere si macchiavano del sangue di civili innocenti aveva detto che “è nella natura umana reagire all’occupazione”. Ma non c’è nessuna giustificazione per uccidere in quel modo, qualunque sia la situazione politica, e le parole di Ban mi mandarono fuori dei gangheri. Iniziò ad irritarmi sempre più anche il modo in cui le ong internazionali, i leader politici europei e altri presero a criticare Israele per l’ordine di “sparare e uccidere” in caso di attacco terroristico. In tutti i paesi del mondo, quando la polizia si trova davanti un terrorista in azione spara per ucciderlo e nessun gruppo per i diritti umani fiata. E’ così in Egitto, in Arabia Saudita e in Bangladesh; è così in Germania, Inghilterra, Francia e Spagna; certamente è così negli Usa (vedasi i massacri di San Bernardino e di Orlando, le bombe alla maratona di Boston e tutti gli altri casi). Forse che Amnesty International ha condannato Barack Obama o Abdel Fattah al-Sisi o Angela Merkel o François Hollande quando i loro poliziotti hanno ucciso i terroristi? No, ma non ha mancato di condannare Israele. Presi allora a notare che i mass-media hanno una fissazione particolare nel mettere in evidenza le mancanze morali di Israele, anche se altri si comportano in modo ben più abominevole. Se Israele vuole trasferire un villaggio agricolo di palestinesi, come avvenuto nel villaggio di Sussiya in Cisgiordania nell’estate del 2015, per esempio, la storia fa notizia per settimane; ma se il presidente egiziano spiana coi bulldozer e con la dinamite interi quartieri nel Sinai in nome della sicurezza nazionale, nessuno ci fa caso. Perché questo doppio standard? Mi sono convinto che è perché il conflitto israelo-palestinese stuzzica gli appetiti dei progressisti in Europa, negli Usa e altrove. Lo considerano come l’umiliazione di un povero popolo del terzo mondo da parte di un popolo bianco del mondo ricco. Per loro è più facile appassionarsi e infiammarsi davanti allo scontro di due civiltà radicalmente diverse piuttosto che davanti allo spettacolo di mussulmani alawiti e sunniti che si uccidono in Siria, per esempio, perché per un occidentale la differenza fra alawiti e sunniti è troppo sottile per riuscire a trarne frasi eccitanti da pubblicare su Facebook.
30 dicembre 2016 – Il ministro delle finanze dell’Autorità Palestinese Shukri Bishara, in posa con (alle sue spalle) il ministro dell’Autorità Palestinese per gli affari di Gerusalemme Adnan Al-Husseini e rappresentanti dell’associazione di beneficenza Al-Makassed, mostra una targa celebrativa con la mappa della “Palestina”: Israele è cancellato dalla carta geografica
Per sfortuna di Israele i video che sui social network mostrano soldati ebrei finanziati dagli Usa che sparano candelotti lacrimogeni contro giovani arabi in rivolta è roba da Hollywwod e si adatta perfettamente alla narrativa liberal di mussulmani oppressi da ebrei (israeliani) oppressori. Ammiro la tendenza dei liberal a parteggiare per l’oppresso: vogliono stare dalla parte giusta della storia, hanno buone intenzioni. Il problema è che le loro convinzioni non corrispondono alla realtà. La realtà è molto più complessa di quanto possa mai narrare un tassello di cinque minuti nel telegiornale o una dichiarazione di due paragrafi su Facebook. Un amico mi ha detto recentemente che “il motivo per cui il conflitto israelo-palestinese è così ostinato è che entrambe le parti hanno ottime ragioni”. Sfortunatamente non tutti lo capiscono. Ho incontrato poco tempo fa un amico dei tempi del college che mi ha raccontato che un comune amico di allora aveva trascorso un po’ di tempo come attivista in Palestina dopo la laurea. Il fatto che un brillante e colto giovanotto del Vermont, dopo aver frequentato una delle migliori facoltà umanistiche degli Usa avesse fatto migliaia di chilometri per andare a tirar sassi agli israeliani la dice lunga.
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Occupazioni e profughi che “non risultano” da questo articolo si evince in modo logico ed evidente come i veri nemici di ISRAELE sono i Farisei Ebrei: anglo-americani, che hanno il controllo del AIPAC SPA FED NWO FMI! ... infatti i satanisti sono terrorizzati dalla idea di avere una loro patria! E LA ARABIA SAUDITA CHE È COMPLICE IN TUTTA QUESTA CONGIURA? DEVE ESSERE RASA AL SUOLO IMMEDIATAMENTE! Dubito che verranno prossimamente organizzate delle “Settimane contro l’Apartheid del Myanmar”. E anche i Papuani Occidentali dovranno aspettare. Di Liat Collins. Liat Collins, autrice di questo articolo. Ora ho una nuova cosa di cui preoccuparmi: la povera gente di Papua Occidentale. Beh, qualcuno deve pur preoccuparsi per loro e sembra che non ci sia abbondanza di persone disposte a farlo. Ammetto che non avevo nessuna idea della loro situazione prima di questa settimana, quando il Jerusalem Post ha pubblicato uno stimolante editoriale di Adam Perry sotto il titolo “I dimenticati di Papua Occidentale”. Perry, un ebreo britannico, ha cominciato a fare ricerche sui conflitti nel mondo dopo aver visto un servizio televisivo su una manifestazione di circa 50 persone davanti all’ambasciata dello Sri Lanka che protestavano contro le torture e le uccisioni di migliaia di tamil. Il giorno dopo si è imbattuto in una manifestazione anti-israeliana nel West End di Londra dove decine di migliaia di persone si erano radunate per protestare contro un raid aereo israeliano “che ha distrutto alcune case e ucciso tre persone”. “Ho iniziato a indagare gli altri conflitti nel mondo e le situazioni critiche dei diritti umani trascurate o totalmente ignorate a causa delle politiche di potenza alle Nazioni Unite e dell’ossessiva passione dei mass-media per Israele”, spiega Perry. Nel corso di un periodo di lavoro in Australia, si interessò sempre più al movimento per l’autodeterminazione del popolo di Papua Occidentale. Al quale farebbe certamente comodo un po’ di pubblicità.
Rimando all’articolo di Perry per tutte le informazioni, ma qui provo a riassumere. Papua Occidentale è la metà ovest dell’isola di Nuova Guinea, al confine con la nazione indipendente di Papua Nuova Guinea, circa 250 km a nord dell’Australia. Dopo secoli di colonizzazione olandese, nel 1961 a Papua Occidentale venne promessa l’indipendenza. Due anni più tardi, mentre il mondo occidentale guardava da un’altra parte, l’Indonesia prese con la forza il controllo dell’area, che risulta ricca di risorse naturali, tra cui l’oro. “Dal 1963 – scrive Perry – circa 500.000 abitanti di Papua Occidentale, più di un quarto della popolazione, sono morti per mano delle brutali forze d’occupazione indonesiane: dati convalidati da diversi studi e da gruppi per i diritti umani (tra cui l’International Association of Genocide Scholars e la Yale Law School). Le uccisioni quotidiane, le torture e le detenzioni senza processo ad opera dall’esercito e della polizia indonesiani proseguono senza conseguenze e con scarsissime condanne”.

Una manifestazione contro l’occupazione di Papua Occidentale, La storia degli sfortunati abitanti di Papua Occidentale mi ha ricordato il destino della perseguitata minoranza indù del Bhutan. Nel maggio 2010 ho scritto a proposito della misera condizione dei circa 100.000 profughi bhutanesi di origine nepalese, cacciati dal regno per essersi rifiutati di vivere secondo le tradizioni buddhiste che lo governano. Da allora, solo di rado mi sono imbattuta in qualche fonte che dà notizie sulla loro situazione. Per qualche perversa ragione i rifugiati bhutanesi non sono considerati materia per titoli da prima pagina, e neanche da pagina interna. La loro situazione è resa ancora più sinistra dal fatto che il principale motivo di celebrità del regno himalayano del Bhutan è che ha ideato l’indice di felicità interna lorda: una misura del benessere psicologico. Come sottolineai all’epoca, “perlomeno i palestinesi hanno imparato l’arte delle pubbliche relazioni: quante persone hanno mai sentito parlare di questa minoranza bhutanese? E chi prende sul serio l’’oppressore’ quando capita che sia buddista anziché ebreo? Accusare gli ebrei per questioni di miseria e profughi è pratica così diffusa da sembrare la norma. Ma incolpare i sorridenti e pacifici buddisti è tanto lontano dal bon ton quanto il Bhutan è lontano da Tel Aviv”.
Per inciso, anche la minoranza cristiana del Bhutan trova la famosa felicità piuttosto elusiva. Secondo la lista World Watch Monitor per il 2016, il Bhutan risulta 38esimo su 50 paesi classificati in base a dove la vita di un cristiano è più ardua. In testa alla lista, per il 14esimo anno consecutivo, la Corea del Nord; ma in 36 paesi sui 50 classificati i cristiani patiscono a causa dell’estremismo islamico.

Una manifestazione anti-Israele a Chicago, Nel 2015 l’Alto Commissario Onu per i rifugiati ha annunciato con orgoglio che era riuscito a reinserire oltre 100.000 profughi bhutanesi dal Nepal in paesi terzi, da quando è partito il programma nel 2007. Sono cifre impressionanti per chiunque abbia dimestichezza con i dati dell’Unrwa, l’agenzia delle Nazioni Unite preposta a occuparsi esclusivamente di profughi palestinesi: i quali godono dello status unico al mondo di “profughi perpetui ed ereditari”. I palestinesi le cui famiglie sfollarono nel 1948, quando il mondo arabo scatenò la guerra contro il nascente stato ebraico, continuano a essere considerati profughi quasi 70 anni più tardi: anche quelli che si trasferirono a pochi chilometri di distanza restando all’interno della ex Palestina Mandataria o in paesi limitrofi con cui condividevano lingua e cultura araba, e a maggioranza di religione musulmana. Naturalmente le risorse che vengono spese per perpetuare all’infinito lo status di profughi dei palestinesi potrebbero essere utilmente impiegate per aiutare profughi ben più recenti, molti dei quali musulmani vittime di islamisti in luoghi come la Siria, l’Iraq, l’Afghanistan, la Somalia, il Sudan e la Nigeria, tanto per citarne alcuni. E qui sorge un altro aspetto del problema degli abitanti della Papua Occidentale. Come osserva Perry, l’Indonesia è un membro importante della potente Organizzazione della Cooperazione Islamica, forte di 57 stati.
Papuani occidentali e bhutanesi non buddhisti non sono soli nelle loro sofferenze, e nemmeno nell’essere ignorati da gran parte dai mass-media mondiali e dagli attivisti internazionali. Secondo un rapporto della Reuters dello scorso 9 febbraio, potrebbero essere più di 1.000 i musulmani rohingya uccisi dalla repressione dell’esercito in Myanmar (Birmania, per i lettori più anziani). Il rapporto cita due alti funzionari delle Nazioni Unite, appartenenti a due diverse agenzie che operano in Bangladesh, dove negli ultimi mesi si sono rifugiati quasi 70.000 rohingya. I due funzionari erano preoccupati che il mondo esterno potesse non aver pienamente compreso la gravità della crisi in corso nello stato di Rakhine del Myanmar. Evidentemente essere una minoranza musulmana perseguitata da una maggioranza buddista genera una tale confusione che il liberal medio occidentale preferisce ignorare del tutto il problema. Molto più sicuro demonizzare Israele e considerarlo l’origine di ogni male.
Dubito che nel prossimo futuro verranno organizzate nella vostra città delle “Settimane contro l’Apartheid del Myanmar”. Mi sa che anche i Papuani Occidentali dovranno aspettare a lungo. Le cosiddette “Settimane contro l’Apartheid d’Israele”, invece, si sono diffuse in circa 225 città di tutto il mondo, e durano molto più a lungo dei sette giorni che implica il loro titolo: ma la parte del titolo che implica l’esistenza di un “apartheid” in Israele è una menzogna molto più grande.
(Da: Jerusalem Post, 16.1.17)
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Dershowitz: “Israele non è la causa dell’antisemitismo” io odio gli ebrei indemoniati! INFATTI, non hanno la dignità: e NON HANNO IL CORAGGIO DI DIRE CHE: LA CAUSA DELL'ANTISEMITISMO SONO SEMPRE STATI I ROTHSCHILD E ROCHEFELLER! ... ecco perché non avrò pietà di nessuno di loro!
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Dershowitz: “Israele non è la causa dell’antisemitismo”. “Forse che c’è stata un’esplosione di sentimenti anti-cinesi in giro per il mondo a causa dell’occupazione cinese del Tibet?” Di Alan Dershowitz, In una recente lettera al New York Times, l’attuale conte di Balfour, Roderick Balfour, sostiene che “l’aumento dell’antisemitismo in tutto il mondo” è colpa di Israele. Roderick Balfour, che è un discendente di Arthur Balfour, il ministro degli esteri britannico che cento anni fa promulgò la Dichiarazione Balfour, ha scritto: “La crescente incapacità d’Israele di affrontare la condizione dei palestinesi, unita all’espansione degli insediamenti ebraici in territorio arabo, sono i principali fattori di crescita dell’antisemitismo in tutto il mondo”. Roderick Balfour sostiene inoltre che il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu “deve una soluzione del conflitto israelo-palestinese ai milioni di ebrei in tutto il mondo” che subiscono l’antisemitismo. Questa opinione, magari animata da buone intenzioni ma totalmente miope, appagare particolarmente paradossale alla luce del fatto che la Dichiarazione Balfour del 1917 aveva, tra i suoi scopi principali, quello di porre termine all’antisemitismo in tutto il mondo (e ai suoi pretesti) attraverso la creazione di una patria per il popolo ebraico. Ma ora il rampollo di Lord Arthur Balfour ci dice che è proprio Israele la causa dell’antisemitismo. Roderick Balfour
La teoria di Roderick Balfour è semplicemente sbagliata sia di fatto, sia sul piano morale.
Chi odia gli ebrei “in tutto il mondo” perché non condivide la politica di Israele sarebbe pronto a odiare gli ebrei in base a ogni altro possibile pretesto. Gli antisemiti moderni, a differenza dei loro antenati, hanno bisogno di trovare delle scuse per giustificare il loro odio, e l’anti-sionismo è diventato la scusa del giorno. Per verificarlo basta considerare altri paesi. Forse che c’è stata un’esplosione di sentimenti anti-cinesi in giro per il mondo a causa dell’occupazione cinese del Tibet? Si è forse registrata un’ondata di odio per gli americani di origine turca a causa della indisponibilità della Turchia a porre fine all’occupazione di Cipro? Forse che gli europei di origine russa subiscono forme di fanatica intolleranza a causa dell’invasione russa della Crimea? La risposta è un chiaro e netto no. Se gli ebrei sono l’unico gruppo che soffre a causa delle controverse politiche del governo israeliano, la responsabilità ricade tutta sugli antisemiti e non sullo stato nazionale del popolo ebraico.
Non basta. Il primo dovere del governo israeliano è garantire la sopravvivenza e la sicurezza degli israeliani. Se anche fosse vero che l’antisemitismo è in aumento come conseguenza delle politiche israeliane, in ogni caso Israele deve decidere le sue politiche sulla base di quei doveri, e non in funzione delle reazioni paranoiche dei fanatici nel resto del mondo.
Lord Arthur Balfour (1848-1930)
L’antisemitismo, il più antico odio pregiudiziale, continuerà ad esistere grazie anche agli apologeti come Roderick Balfour che lo giustificano. Anche se Roderick Balfour non lo dice esplicitamente, il senso di tutta la sua lettera è che l’odio contro gli ebrei è per lo meno comprensibile alla luce delle politiche di Israele. Naturalmente Roderick Balfour non dice una parola sul rifiuto della dirigenza palestinese di accettare le ripetute offerte da parte di Israele di uno stato palestinese. Dal 1938 al 2008, i palestinesi hanno ripetutamente ricevuto e respinto proposte di accordo che avrebbero dato loro l’indipendenza. Ancora oggi, la dirigenza palestinese si rifiuta di accettare l’offerta di Netanyahu di sedersi e negoziare senza precondizioni un accordo sullo status finale. Né Roderick Balfour fa alcuna menzione di Hamas, Hezbollah e degli altri potenti gruppi terroristici che minacciano costantemente Israele, insieme alla volontà pubblicamente dichiarata dall’Iran di distruggere lo stato che Lord Arthur Balfour contribuì a creare. Secondo Roderick Balfour, tutte le colpe sono di Israele e il conseguente aumento dell’antisemitismo è pure colpa di Israele.
Roderick Balfour conclude la sua lettera aderendo in sostanza al movimento per il boicottaggio contro Israele, e dichiara la sua indisponibilità a partecipare alle celebrazioni per il centenario della Dichiarazione Balfour a meno che Israele non prenda misure unilaterali per porre fine al conflitto. Pazienza. Personalmente resto convinto che l’autore della Dichiarazione Balfour avrebbe partecipato volentieri a queste celebrazioni, a partire dal riconoscimento che pochi paesi nella storia hanno contribuito tanto quanto Israele al progresso mondiale in termini di innovazioni mediche, tecnologiche, ambientali ecc. in un così breve lasso di tempo (69 anni). E che ben pochi altri paesi, messi di fronte a simili implacabili minacce, sarebbero mai stati più generosi nelle loro offerte di pace, più votati allo stato di diritto, più attenti alla protezione dei civili usati come scudi umani da coloro che attaccano i suoi civili.
E dunque, che le celebrazioni per il centenario della Dichiarazione Balfour vadano avanti senza la partecipazione di Roderick Balfour; che Israele continui a offrire una soluzione pacifica al conflitto con i palestinesi; e che i palestinesi si siedano finalmente al tavolo dei negoziati e riconoscano Israele come lo stato nazionale del popolo ebraico così come intendeva la Dichiarazione Balfour.
(Da: Jerusalem Post, 24.2.17)
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Intanto, ai confini di Israele… Violenze e minacce dei jihadisti dell’ISIS nel Sinai settentrionale contro comuni cittadini, in particolare cristiani, Le dimostrazioni di forza dei jihadisti affiliati all’ISIS nella parte settentrionale della penisola egiziana del Sinai fanno seguito a un recente allentamento della campagna militare contro di loro e rappresentano una mossa volta a riaffermare il loro controllo sulla popolazione civile locale. Lo affermano residenti, capi tribali e funzionari egiziani. Negli ultimi tre giorni i jihadisti dell’ISIS nel Sinai hanno sequestrato quattro uomini accusati di collaborare con il governo, tre di loro nel corso di un raid impudentemente condotto nel bel mezzo di un mercato pubblico. Due dei sequestrati sono stati trovati uccisi, gli altri risultano tuttora dispersi. Secondo i funzionari egiziani, uno dei sequestrati assassinati è stato orrendamente mutilato e bruciato prima di essere finito a colpi d’arma da fuoco. Nel frattempo le donne che vivono nella zona vengono minacciate di punizione se non indossano il niqab (velo che copre anche il volto) e gli agricoltori sono costretti a pagare balzelli all’ISIS con il pretesto della zakat, la donazione in beneficenza obbligatoria nell’islam. I jihadisti dell’ISIS istituiscono posti di blocco, in particolare sulle strade intorno alla città di Rafah, al confine con la striscia di Gaza (controllata dagli islamisti palestinesi di Hamas). I passeggeri vengono costretti a recitare versetti del Corano per poter passare, stando a quanto riferiscono abitanti e capi tribali della regione. “Il messaggio che i jihadisti stanno diffondendo è terrificante – dice un capo tribale di alto rango – Il loro numero non è grandissimo, ma la campagna dell’esercito contro di loro si è fermata e i jihadisti sono tornati”.
Queste violenze pongono una nuova sfida al governo del presidente egiziano Abdel-Fattah el-Sissi, chiamato a reprimere l’eversione guidata dall’ISIS nel nord del Sinai e a prevenire i suoi contraccolpi che a volte raggiungono il cuore stesso del paese.
Jihadisti ISIS nel Sinai
Nel Sinai i terroristi islamisti prendono sistematicamente di mira gli abitanti cristiani, e hanno già causato la fuga di più di cento famiglie cristiane dalla città settentrionale di el-Arish. In un video-messaggio diffuso di recente, i terroristi dell’ISIS nel nord del Sinai giurano che intensificheranno l’ondata di aggressioni contro la perseguitata minoranza cristiana: una minaccia che sottolinea un possibile cambiamento di tattica, con la scelta di prendere di mira i civili vulnerabili e più indifesi anziché i consueti obiettivi militari e della polizia del Cairo. Lo scorso dicembre un devastante attentato esplosivo rivendicato dall’ISIS contro una chiesa nella capitale egiziana ha causato la morte di una trentina di persone.
La parte settentrionale della penisola del Sinai, ai confini con la striscia di Gaza e con Israele, è un campo di battaglia almeno dal 2011, quando la regione sprofondò nell’illegalità dopo i 18 giorni di rivolte che portarono alla cacciata dell’autocratico presidente egiziano Hosni Mubarak. Ma l’azione dei jihadisti si è ancor più intensificata dopo che, nel 2013, i militari egiziani rovesciarono il presidente islamista Mohammed Morsi. El-Sissi, che all’epoca era ministro della difesa e guidò l’estromissione di Morsi, nel 2014 ha dichiarato lo stato d’emergenza in tutto il nord del Sinai.
L’attentato ISIS in una chiesta del Cairo, dicembre 2016
Negli ultimi anni si sono verificati anche diversi casi di lanci di razzi dal Sinai contro Israele, mentre i jihadisti accusavano Israele di usare droni contro i loro miliziani.
Sono centinaia i soldati e gli agenti di polizia egiziani rimasti uccisi nel vero e proprio conflitto in corso nel Sinai, e centinaia le case lungo il confine con la striscia di Gaza che sono state rase al suolo dalle autorità egiziane nel tentativo di fermare i traffici attraverso i tunnel transfrontalieri legati a varie forme di scambi e cooperazione tra Hamas e ISIS. Secondo un altro capo tribale, i jihadisti impongono gabelle alle persone che gestiscono i tunnel del contrabbando. A suo dire, i militanti dell’ISIS “a Rafah fanno la bella vita”.
In una recente dichiarazione, El-Sissi ha detto che l’Egitto è determinato a “eliminare gli elementi terroristici nel nord del Sinai e a sradicare il terrorismo”, e ha definito la tattica di prendere di mira i civili come “un atto di vigliaccheria e un piano perverso volto a erodere la fiducia dei cittadini nello stato e minare l’unità nazionale”.
(Da: YnetNews, 28.2.17)
dhimmis kafir murtids Yitzhak Kaduri goym dalit

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#MOSSAD ] spero che un giorno, io potrò conoscere l'operatore tuo, che mi ha chiusa la telefonata (inutile): per non farmi perdere tempo!!
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“Per avere qualche credibilità, è necessario abbandonare le posizioni squilibrate che fanno di questo Consiglio una presa in giro”, Lo ha detto la rappresentante Usa, Erin Barclay, alla riunione d’apertura del Consiglio Onu per i Diritti Umani. La rappresentante Usa Erin Barclay durante il suo intervento di mercoledì al Consiglio Onu per i diritti umani. Gli Stati Uniti hanno velatamente minacciato di ritirarsi dal Consiglio Onu per i diritti umani se l’organismo non porrà fine alla sua incessante “ossessione” contro Israele. L’avvertimento è stato espresso al termine di un breve discorso tenuto mercoledì da Erin Barclay, vice assistente del Segretario di stato americano, alla seduta d’apertura della 34esima sessione del Consiglio, a Ginevra.
Dopo aver ribadito che l’impegno degli Stati Uniti per i diritti umani “è più forte che mai”, Barclay ha aggiunto: “Malauguratamente troppe azioni di questo Consiglio non vanno a sostegno di questi principi universali. Anzi, li contraddicono. Affinché questo Consiglio abbia una qualche credibilità, per non parlare di efficacia, è necessario che abbandoni le sue posizioni squilibrate e improduttive. Nel momento in cui valuta i propri impegni futuri, il mio governo terrà in considerazione le azioni del Consiglio con un occhio particolare a una riforma che abbia lo scopo di realizzare più compiutamente la missione del Consiglio di proteggere e promuovere i diritti umani”.
Barclay ha aggiunto che tale riforma conferirebbe “maggiore credibilità al Consiglio Onu per i diritti umani”, e ha continuato: “Gli Stati Uniti rimangono anche profondamente turbati dalla costante attenzione del Consiglio, ingiusta e squilibrata, verso un paese democratico: Israele. Nessun altro paese è oggetto di un esclusivo punto dell’ordine del giorno. Come può essere una priorità ragionevole? In questo stesso momento il regime di Assad sta bombardando ospedali in Siria e sta costringendo i propri cittadini a fuggire da profughi nei paesi vicini per sottrarsi alla sua dominazione sanguinaria. In questo stesso momento in Corea del Nord e Iran a milioni di persone vengono negate libertà di credo e di religione, di riunione pacifica, di associazione e di espressione. L’ossessione per Israele espressa nel punto 7 dell’ordine del giorno costituisce la più grande minaccia alla credibilità di questo Consiglio. Essa limita il bene che potremmo realizzare e fa di questo Consiglio una presa in giro”.
In effetti, non esiste altro paese oggetto di analogo trattamento. Le violazioni dei diritti umani da parte di tutti gli altri paesi del mondo, compresi Siria e Iran, vengono discusse nell’ambito del punto 4 dell’ordine del giorno del Consiglio. Al solo Israele è costantemente riservato il punto 7.
“Gli Stati Uniti – ha proseguito Barclay – si opporranno al tentativo di delegittimare o isolare Israele, non solo nel Consiglio Onu per i diritti umani ma ovunque tale tentativo si manifesti. Quando si tratta di diritti umani, nessun paese deve essere esente da controlli, ma nessun paese democratico dovrebbe subire un pregiudizio costantemente ingiusto, squilibrato e infondato”.
Fondato nel 2006 per sostituire la screditata Commissione per i diritti umani, dalla sua nascita a oggi il Coniglio Onu per i diritti umani ha emesso più condanne contro Israele che contro qualsiasi altro paese. Gli Stati Uniti, che non erano entrati a farne parte a causa della presenza di diversi stati autoritari fra i 47 paesi membri, hanno aderito al Consiglio nel 2009, dopo l’elezione di Barack Obama che se era detto convinto di poterne meglio modificare il funzionamento agendo dall’interno.
La discussione del punto 7, esclusivamente contro Israele, è prevista per il 20 marzo con la presentazione di tre rapporti su presunte violazioni a danno dei palestinesi e una su presunte violazioni israeliane nel Golan.
Le dichiarazioni di Barclay al Consiglio per i diritti umani seguono di pochi giorni quelle rilasciate dall’ambasciatrice Usa alle Nazioni Unite, Nikki Haley, dopo sua prima partecipazione a una riunione del Consiglio di Sicurezza.
(Da: Jerusalem Post, Times of Israel, YnetNews, 1.3.17)
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I cessate il fuoco che Netanyahu accettava, Hamas violava e il Controllore di stato non vede
Non è dai giuristi né dal balletto delle accuse reciproche che Israele può apprendere come migliorare la propria difesa. Di Ben-Dror Yemini. Ben-Dror Yemini, autore di questo articolo
La striscia di Gaza è controllata da un’organizzazione terroristica con una piattaforma antisemita che prevede l’annientamento degli ebrei. La comunità internazionale ha cercato più volte di raggiungere un qualche tipo di accordo con questa organizzazione. Il tentativo più rilevante è stato fatto dal Quartetto Onu, Unione Europea, Stati Uniti e Russia, ma non è servito. Hamas ha sempre rifiutato.
Hamas infatti preferisce l’industria della morte – razzi e tunnel terroristici – rispetto allo sviluppo del benessere. Agisce esattamente come le altre organizzazioni jihadiste internazionali. Tutto ciò che producono è distruzione. Ogni tanto subisce un colpo, accumula nuove energie per oliare gli ingranaggi dell’industria della morte, e trascina Israele in un nuovo round di combattimenti.
Nelle due settimane che precedettero l’inizio dell’ultimo round, l’operazione anti-terrorismo dell’estate 2014, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu cercò ripetutamente di evitare l’escalation verso una guerra a tutto campo. I razzi si abbattevano già su Israele, ma Netanyahu insisteva: tenne un discorso in cui disse a chiare lettere che alla calma Israele avrebbe risposto con la calma. La sinistra applaudiva, la destra si arrabbiava. E i razzi continuavano ad arrivare.
Dopo l’iniziò dell’operazione furono avanzate ripetute proposte e iniziative per un cessate il fuoco. Netanyahu le accettava, Hamas le violava sistematicamente. Il ministro Naftali Bennett, intanto, continuava a opporsi al cessate il fuoco. Quando venne formulato l’ultimo cessate il fuoco, quello che pose fine all’operazione, Bennett votò contro: “Non occorre un cessate il fuoco – disse – Occorre estinguere il fuoco”.
Joseph Shapira, attuale Controllore di stato israeliano
Ciò nonostante, nel suo recente rapporto il Controllore di stato israeliano ha stabilito che “il gabinetto di sicurezza non ha saputo discutere un’alternativa diplomatica né la grave situazione umanitaria nella striscia di Gaza”. Come, come? Un’alternativa diplomatica con Hamas che violava ogni cessate il fuoco raggiunto? E non mi risulta che il gabinetto di Harry Truman si occupasse della situazione umanitaria nella Tokyo bombardata, né che il gabinetto di Winston Churchill si occupasse della situazione umanitaria a Dresda. Non mi pare che l’amministrazione Obama abbia discusso a lungo della situazione delle tribù al confine tra Pakistan e Afghanistan costantemente sotto il fuoco a causa dei talebani che si nascondevano in mezzo a loro. Ma il Controllore di stato israeliano ritiene suo dovere ficcare il naso nelle considerazioni strategiche.
Detto per inciso, personalmente ritengo che il governo israeliano dovrebbe offrire a Hamas tutto: assistenza, fine del blocco anti-terrorismo, aiuto economico internazionale, un porto marittimo, un aeroporto e anche caramelle per i bambini palestinesi attaccate a ogni sacco di cemento importato a Gaza. Tutto, insomma, a un’unica condizione: che Hamas accetti il semplice principio della smilitarizzazione in cambio della prosperità. Cosa che Israele dovrebbe continuare a offrire più e più volte, anche se Hamas continua più e più volte a rifiutare.
Ma, con tutto il rispetto, questa è politica e non ha nulla a che fare con le competenze del Controllore di stato. Non ci fu solo l’offerta di Netanyahu “calma in cambio di calma” mentre Israele veniva già attaccato con i razzi e reagiva con moderazione e autocontrollo. Ci furono ben dodici offerte di cessate il fuoco a operazione iniziata: promosse o accettate da Israele, tutte respinte o violate da Hamas. Perfino voci della sinistra israeliana riconobbero gli “straordinari” tentativi di Netanyahu. Il Controllore ha gli occhi ma non vede, ha le orecchie ma non sente.
Ragazzini palestinesi in età scolare addestrati al terrorismo da Hamas
Non tutto può essere demandato ai magistrati. Giudici e giuristi non sanno nulla di guerra, non sanno nulla di politica, non sanno nulla di processo decisionale. E certamente non sanno nulla sul trarre lezioni dall’esperienza. C’è una cosa sola che sanno fare: cercare colpevoli. E’ nel loro DNA. Il loro modo di procedere è accusatorio: imputati, processo, sentenze. Ed ecco i risultati. La settimana scorsa, in Israele, nessuno sembrava impegnato a far tesoro delle conclusioni e trarre lezioni per il futuro. Sarebbe la cosa importante da fare, ma non è appassionante. La domanda più intrigante è: chi è il colpevole? Ancor prima che l’indagine avesse inizio, era chiaro che si sarebbe trattato di una procedura con dei sospetti da trasformare in colpevoli. “Questo rapporto è un atto d’accusa”, ha tuonato il capo dell’opposizione Isaac Herzog un giorno prima che il rapporto venisse pubblicato. Aveva ragione, ed è proprio qui il problema. Non abbiamo alcun bisogno di atti d’accusa, abbiamo bisogno di cambiamenti.
Non è una novità. E’ un rituale che si ripete. Ogni guerra e operazione militare degli ultimi decenni si è conclusa con aspre critiche. Vengono formulate raccomandazioni di cambiamenti, ma quello di cui tutti si occupano sono le accuse contro singoli individui. A Hamas non pare vero. Israele incolpa se stesso e si condanna per non aver saputo proporre “un’alternativa diplomatica”!
Non è che tutte le scelte fatte durante quell’operazione siano state perfette, naturalmente. Non è che non ci sia spazio per miglioramenti. Non è che non vi sia bisogno di critiche costruttive. Ma tutte queste cose non vengono fatte, e non saranno fatte, da commissioni d’inchiesta né dal Controllore di stato. Per esaminare le performance e i miglioramenti necessari non occorrono giuristi, giacché i giuristi sanno di guerre e strategie e processi decisionali ed esame delle performance quanto io so di farmacologia. Le commissioni d’inchiesta giuridiche nominate dall’epoca della guerra di Yom Kippur del ’73 fino ad oggi non hanno migliorato nulla sul piano pratico e operativo. Sembra più un rito vudu collettivo. E’ questo che ci serve per prepararci alle prossime operazioni a difesa del paese?
Ecco un bel compito per i parlamentari che vogliono pensare fuori dagli schemi: ideare un meccanismo  efficiente per studiare le operazioni e trarne utili conclusioni, al posto della giuridizzazione attuale. Abbiamo bisogno di politici e generali che si presentino davanti a questi comitati senza bisogno di avvocati, per dire dove hanno commesso un errore, dove si poteva fare diversamente, senza avere una spada di Damocle sopra la testa. Perché con una spada di Damocle sopra la testa, una persona normale cerca solo di sottrarsi alle responsabilità. Un sistema che crea accuse e incriminazioni non è un sistema che porta a utili cambiamenti. Abbiamo bisogno di una sensata opzione alternativa: non per salvare questo o quel generale, questo o quel politico, ma per salvare noi stessi.
(Da: YnetNews, 5.3.17)
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Terroristi Hamas sul libro paga dell’Onu, Dipendenti e insegnanti Unrwa ricoprono alte cariche in Hamas e fanno propaganda antisemita on-line, Muhammad Abu Nasr, che si presenta sul suo profilo Facebook come insegnante dell’Unrwa, ha postato la foto di un “balilla” palestinese con arma collo, sovrapposta alla bandiera palestinese e affiancata dal simbolo di Hamas, Un palestinese di Gaza impiegato ad alto livello nell’Unrwa, l’agenzia Onu per i profughi palestinesi, è stato eletto nel politburo di Hamas. Uno dei 15 membri dell’ufficio politico dell’organizzazione terrorista islamista palestinese eletto lo scorso 13 febbraio risulta infatti essere Muhammad al-Jamassi, un ingegnere dipendente dell’Unrwa, stando a quanto riportato dal Meir Amit Intelligence and Terrorism Information Center. Dal 2007, Jamassi ha già ricoperto diverse posizioni all’interno di Hamas, fra l’altro nel dipartimento pubbliche relazioni del gruppo e in enti di beneficenza affiliati. Ma Jamassi attualmente presiede anche il Consiglio del Dipartimento di ingegneria dell’Unrwa a Gaza, e supervisiona tutti i progetti infrastrutturali dell’agenzia Onu nella zona.
Nelle votazioni interne (segrete) dello scorso 13 febbraio, anche un altro membro dello staff dell’Unrwa è stato eletto a una posizione di vertice dentro Hamas. Si tratta di Suhail al-Hindi, un insegnante che è a capo del sindacato dei dipendenti dell’agenzia a Gaza. La sua posizione era stata segnalata all’Unrwa dal Coordinatore delle attività governative israeliane nei Territori e dal Ministero degli esteri israeliano. Inizialmente l’Unrwa aveva negato l’affiliazione di Hindi a Hamas, affermando in una dichiarazione che all’agenzia non risultava alcuna prova in contrasto con la smentita da parte dell’interessato d’essere stato eletto a una carica politica. Il comunicato dell’Unrwa citava le parole di Hindi che sosteneva di essere “totalmente estraneo alla questione”. Tre giorni dopo, però, il portavoce dell’Unrwa Chris Gunness annunciava che Hindi era stato sospeso in base a “informazioni sostanziali” ricevute. Gunness affermava che la decisione di sospendere Hindi in attesa dei risultati di un’indagine interna era stata presa indipendentemente dalle richieste israeliane.
Om Alaa, che si presenta sul suo profilo Facebook come una insegnante dell’Unrwa, ha postato una foto di Hitler accompagnata dalle sue “migliori massime”
Da tempo Israele denuncia il fatto che vi sono dipendenti palestinesi dell’Unrwa (pagati con i soldi dei contribuenti di altri paesi) che militano a sostegno attività terroristiche e diffondono antisemitismo on-line.
Il mese scorso, la ong UN Watch ha pubblicato un rapporto che riporta, fra l’altro, schermate di pagine Facebook di almeno 40 dipendenti delle scuole Unrwa, a Gaza e in altre parti del Medio Oriente, che “istigano al terrorismo jihadista e all’antisemitismo, anche attraverso la pubblicazione di video negazionisti e immagini che celebrano Hitler”. UN Watch ha detto d’aver interpellato il Segretario Generale delle Nazioni Unite António Guterres, il Segretario di stato americano Rex Tillerson e la rappresentante Usa all’Onu Nikki Haley, esortandoli “a intervenire ed esigere che Onu e Unrwa condannino l’istigazione e pongano termine immediatamente al rapporto con i dipendenti implicati”.
Nel 2015 l’Unrwa, che conta 30.000 dipendenti stipendiati in maggioranza palestinesi, ha ricevuto dai soli Stati Uniti finanziamenti per 380 milioni di dollari. Nel giugno 2014, l’Unione Europea e l’Unrwa hanno firmato una dichiarazione congiunta che prevedeva un contributo europeo per gli anni 2014-2016 pari a circa 246 milioni di euro.
“Alla luce di queste inquietanti rivelazioni – ha scritto il rappresentante d’Israele all’Onu, Danny Danon, in una lettera inviata agli ambasciatori dei paesi che finanziano l’Unrwa – diventa fondamentale condurre un’indagine approfondita sulle attività dell’agenzia allo scopo di garantire che nessun dipendente coinvolto col terrorismo svolga alcun ruolo nell’Unrwa o nelle Nazioni Unite. E’ ora di porre fine all’assurdità per cui personale dell’Unrwa, che dovrebbe fornire assistenza umanitaria, agisce invece per conto di organizzazioni terroristiche”.
(Da: Times of Israel, israele.net, 7.3.17)
Sunia Astal, che si presenta su Facebook come una insegnante dell’Unrwa, ha postato l’immagine di un attivista armato accompagnata dal commento: “Dal fiume al mare, non importa quanto tempo ci vorrà”
dhimmis kafir murtids Yitzhak Kaduri goym dalit

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Dalla pagina Facebook di Fatah (13.1.17): il presidente dell’Autorità Palestinese Abu Mazen posa con un bambino che tiene un’immagine di un raduno di Fatah dove si vedono poster dello stesso Abu Mazen e di Dalal Mughrabi, la terrorista che guidò uno dei più sanguinosi attentati della storia d’Israele (37 civili morti, fra cui 12 bambini)
Cionondimeno Israele non deve astenersi dall’agire contro queste politiche semplicemente perché agire comporta dei rischi. In primo luogo, una mancata risposta al sostegno dell’Autorità Palestinese verso i terroristi per timore di un suo collasso istituzionale invierebbe il messaggio che Israele cerca di mantenere in vita l’Autorità Palestinese a ogni costo, cioè che non vi saranno mai serie conseguenze per le politiche, anche le più pericolose, dell’Autorità Palestinese. Se col suo silenzio Israele manda questo segnale, ci si può solo aspettare un comportamento sempre peggiore da parte dell’Autorità Palestinese. C’è poi da osservare che in passato le ripetute minacce dell’Autorità Palestinese di chiudere bottega si sono dimostrate vane, e non vi è alcuna indicazione credibile che essa voglia rinunciare volontariamente alla sua presa sul potere (specie considerando i recenti sforzi di Abu Mazen per consolidare il proprio potere). Infine, se l’Autorità Palestinese dovesse crollare a causa della pressione di Israele, cosa tutt’altro che certa, le conseguenze sarebbero certo significative, ma gestibili.
Come per qualsiasi altro governo al mondo, proteggere i propri cittadini è il dovere primario per lo stato d’Israele. Esso pertanto ha l’obbligo morale di fare tutto quanto in suo potere per porre fine alla politica dell’Autorità Palestinese di incentivare finanziariamente l’omicidio di israeliani. Fare pressione sull’Autorità Palestinese perché ponga fine alla sua politica degli “assassini prezzolati” si accompagna a rischi politici e di sicurezza, ma la rettitudine morale comporta spesso la necessità di far fronte a dei rischi. In questo caso, costringere l’Autorità Palestinese a spendere il proprio denaro per fornire servizi reali alla sua gente, anziché dirottare i fondi ai terroristi detenuti, potrebbe avere un risvolto positivo inducendola a creare istituzioni più efficaci e ampliare in questo modo la propria base di consenso.
(Da: Jerusalem Post, 6.3.17)
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Poco dopo la firma degli Accordi di Oslo, l’allora presidente dell’Autorità Palestinese Yasser Arafat iniziò a offrire benefit per la formazione a palestinesi condannati per terrorismo, ufficialmente allo scopo di consentire loro di apprendere un mestiere adatto al reinserimento in tempo di pace. Nel corso del tempo, il programma di riabilitazione è diventato un ministero a sé stante, e i servizi da esso garantiti si sono ampliati dalla formazione occupazionale a trasferimenti di cassa mensili (“stipendi”) direttamente proporzionali alla durata della pena (e, quindi, alla gravità degli attentati commessi contro Israele).
Nel 2004, la politica di sponsorizzare i terroristi condannati venne inscritta nella legge dell’Autorità Palestinese e nel 2010 lo stipendio annuale versato ai terroristi condannati a pene trentennali risultava quasi 20 volte il reddito medio pro capite dei palestinesi di Cisgiordania, mentre il bilancio del relativo ministero superava i 100 milioni di dollari. Paradossalmente, quello che vent’anni fa era iniziato come un programma teoricamente volto a riabilitare palestinesi accusati di violenze contro gli israeliani, per reinserirli in una vita pacifica, è diventato un programma che incentiva i palestinesi a commettere atti di terrorismo più sanguinosi possibile.
Alla fine la comunità internazionale è venuta a sapere della politica di sponsorizzazione del terrorismo da parte dell’Autorità Palestinese e ha iniziato a fare pressione sulla sua dirigenza affinché ponesse fine a queste pratiche che mettevano i paesi donatori nella condizione di complici involontari. La risposta dell’Autorità Palestinese è stata quella di delegare la responsabilità dei pagamenti all’Olp, trasferendole semplicemente i fondi da distribuire. In sostanza, un cambiamento cosmetico (o, se si preferisce, un imbroglio) che ha placato i donatori stranieri perché crea una certa separazione tra il governo di Abu Mazen e il programma pro-terroristi.
Il presidente dell’Autorità Palestinese Mahmoud Abbas (Abu Mazen) in compagnia della terrorista Amana Muna, scarcerata nel quadro del ricatto palestinese per la liberazione dell’ostaggio Gilad Shalit. Nel gennaio 2001 Amana Muna, con alcuni complici, sequestrò e uccise a sangue freddo il 16enne israeliano Ofir Rahum attirandolo in una trappola con profferte sessuali via internet.
Ma quali conseguenze comporta lasciar proseguire il programma dell’Autorità Palestinese volto a mobilitare e militarizzare la società palestinese?
In termini puramente economici, i premi dell’Autorità Palestinese ai terroristi detenuti creano forti incentivi finanziari per i palestinesi bisognosi, che in questo modo sono spinti a impugnare le armi. L’offerta di compensazioni monetarie per gli atti di terrorismo non è che uno degli aspetti della multiforme campagna dell’Autorità Palestinese tesa a mobilitare la società palestinese contro Israele. Essa si integra con altre politiche dell’Autorità Palestinese che conferiscono grandi onori a chi commette atti di terrorismo intestandogli spazi pubblici, esaltandone le virtù nei proclami pubblici, definendo “martiri” sui mass-media controllati dall’Autorità Palestinese coloro che muoiono compiendo attentati, e garantendo vitalizzi ai loro famigliari (anche quando non avevano persone a carico) nonché coprendo le spese delle cerimonie funebri.
Non basta. Siccome tutti i governi hanno risorse limitate, l’applicazione di questa politica significa che l’Autorità Palestinese, già a corto di liquidi, elargisce i suoi soldi a coloro che stanno in carcere per aver ucciso israeliani a scapito dei servizi di cui avrebbe effettivamente bisogno la popolazione (più insegnanti, più operatori socio-sanitari ecc).
Naturalmente, tutto questo ha anche conseguenze sul potenziale rilancio dei colloqui di pace. L’Autorità Palestinese sostiene d’aver abbandonato la “lotta armata”, ed è su tale base che è riconosciuta da Israele come interlocutore. Ma che legittimità ha il presidente Abu Mazen come interlocutore per la pace se il suo governo continua a remunerare la violenza? In effetti, non solo l’Autorità Palestinese premia i palestinesi per gli atti di terrorismo, ma versa lo stipendio-premio anche agli arabi con cittadinanza israeliana che intraprendono tali azioni, il che equivale a sponsorizzare l’eversione all’interno di Israele. Ovviamente questa politica mina alla base il riconoscimento dell’interlocutore palestinese fatto da Israele con la stretta di mano del 1993.
Non meno importanti sono le conseguenze del fatto che l’Autorità Palestinese, per i posti di lavoro come dipendente pubblico, garantisce la preferenza in base al fatto d’aver ucciso o tentato di uccidere israeliani. Innanzitutto, garantire posizioni autorevoli e influenti ai colpevoli di atti di violenza contro Israele significa chiaramente presentare queste figure alla popolazione generale come modelli da imitare. In secondo luogo, riempire l’amministrazione di persone che considerano la violenza il mezzo per risolvere il conflitto verosimilmente non fa che allontanare la politica del governo palestinese dalla moderazione e dal compromesso. In terzo luogo, questa pratica offre un ulteriore motivo per mettere in dubbio la fattibilità e la natura del futuro stato palestinese, visto che il suo futuro governo valuta i candidati ai posti di lavoro non in base a qualifiche e competenze, ma alla gravità dei crimini commessi contro Israele.
17 luglio 2016: dirigenti dell’Autorità Palestinese applaudono l’inaugurazione del “Monumento all’eroico martire prigioniero Ahmad Jabarah Abu Sukkar”: un terrorista personalmente responsabile dell’assassinio di 15 civili israeliani
Tuttavia, dal momento che Ramallah ha dimostrato la propria determinazione nel proseguire questa politica facendo i necessari adeguamenti istituzionali pur di “nasconderla” alle crescenti critiche, Israele ha bisogno di un approccio che sia in grado di convincere il governo di Abu Mazen che la ritorsione economica cui andrà incontro sostenendo i terroristi detenuti supera qualsiasi beneficio che gli venga dal farlo. Una possibilità, che il primo ministro Benjamin Netanyahu ha disposto (ma non ancora attuato), è che Israele calcoli l’importo del finanziamento dirottato ai terroristi e sottragga tale importo dalle imposte che riscuote per conto dell’Autorità Palestinese. In pratica, Israele costringerebbe l’Autorità Palestinese a pagare due volte, se decide di continuare con la sua politica attuale. Un’altra opzione è quella di creare una coalizione internazionale di donatori stranieri che stabilisca e faccia rispettare delle linee guida atte a prevenire l’uso improprio degli aiuti esteri. Il Regno Unito lo ha già fatto, e Israele potrebbe probabilmente trovare altri partner disponibili fra gli infuriati rappresentanti di Stati Uniti, Germania e Australia che hanno già manifestato il forte desiderio di porre fine al cattivo uso dei soldi dei loro contribuenti utilizzati per premiare il terrorismo. Tuttavia, le minacce economiche non possono garantire la fine della pratica se l’Autorità Palestinese è disposta a sopportare le ritorsioni economiche, giacché Israele non ha la possibilità di interferire direttamente con i fondi incanalati dall’Autorità Palestinese all’Olp e nei conti bancari palestinesi.
Nel mettere a punto una risposta a questa politica estremamente preoccupante dell’Autorità Palestinese, i decisori israeliani devono tener conto della possibilità che le loro azioni possano avere la conseguenza collaterale di far cadere il già impopolare governo di Ramallah. Ad esempio l’Autorità Palestinese, di fronte a una crescente pressione esterna a cui non è disposta a cedere, potrebbe sciogliersi per propria decisione. Altri due possibili scenari in cui le azioni di Israele determinerebbero la fine dell’Autorità Palestinese sono riconducibili alla condizione dello stato fallito: l’Autorità Palestinese potrebbe rifiutarsi di modificare le sue pratiche e subire una ritorsione economica che provocherebbe il collasso del suo sistema clientelare, oppure potrebbe aderire alle richieste esterne e abbandonare i terroristi che ha sinora celebrato come eroi nazionali, provocando in tal modo un’insurrezione popolare.
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 burn satan scit u sang da ngan, drink your poison made by yourself: in Jesus's name amen alleluia https://www.youtube.com/user/politicalUniusREI/discussion C. S. P. B. Crux Sancti Patris Benedecti, Croce del Santo Padre Benedetto C. S. S. M. L. Crux Sacra Sit Mihi Lux Croce sacra sii la mia Luce, N. D. S. M. D. Non draco sit mihi dux, Che il dragone non sia il mio duce, V. R. S. Vadre Retro satana. Allontanati satana! N. S. M. V. Non Suade Mihi Vana, Non mi persuaderai di cose vane, S. M. Q. L. Sunt Mala Quae Libas. Ciò che mi offri è cattivo, I.V. B. Ipsa Venena Bibas, Bevi tu stesso i tuoi veleni.

08.03.2017 CON ISLAMICI NAZISTI shariah, MANIACI RELIGIOSI, IPOCRITI , E  ASSASSINI SERIALI, NEGATORI DI OGNI RECIPROCITÀ, E DI OGNI DIRITTO UMANO: TU NON POTRAI MAI AVERE un vero DIALOGO CIVILE: o devi morire tu o devono morire loro: [ non lo dico io ] lo ha detto il loro profeta e il loro Dio Allah! ] Il premier turco Binali Yildirim ha promesso che non negherà ai consoli tedeschi di entrare in contatto con il giornalista tedesco arrestato a Istanbul. Lo ha dichiarato il ministro degli Esteri tedesco Sigmar Gabriel a margine dell’incontro con il suo omologo turco Mevlut Cavusoglu. «Vogliamo avere l'accesso consolare che è stato promesso dal primo ministro turco pochi giorni fa al cancelliere federale», ha detto Gabriel.I rapporti tra Berlino e Ankara si sono nuovamente tesi dopo l'arresto a Istanbul, lo scorso lunedì, del giornalista tedesco di origine turca Deniz Yücel. Il reporter è accusato di aver sospettato del coinvolgimento delle autorità turche di concorso in organizzazione terroristica, uso abusivo di dati e propaganda del terrorismo. La cancelliera tedesca Angela Merkel ha chiesto ad Ankara il rilascio di Yücel e il rispetto della libertà di stampa.
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ADESSO IO VOGLIO VEDERE OBAMA E TUTTI I SUOI COMPLICI seduti alla SEDIA ELETTRICA! Terroristi Hamas sul libro paga dell’Onu, [Moshe Ya’alon e Amos Yadlin, autori di questo articolo] Dipendenti e insegnanti Unrwa ricoprono alte cariche in Hamas e fanno propaganda antisemita on-line,  Un palestinese di Gaza impiegato ad alto livello nell’Unrwa, l’agenzia Onu per i profughi palestinesi, è stato eletto nel politburo di Hamas. Gli “stipendi” palestinesi ai terroristi sono immorali, pericolosi e affossano ogni possibilità di negoziato
Premere sull’Autorità Palestinese perché cambi politica comporta dei rischi, ma è necessario correrli
Di Moshe Ya’alon e Amos Yadlin. Moshe Ya’alon e Amos Yadlin, autori di questo articolo.
Poco dopo la firma degli Accordi di Oslo, l’allora presidente dell’Autorità Palestinese Yasser Arafat iniziò a offrire benefit per la formazione a palestinesi condannati per terrorismo, ufficialmente allo scopo di consentire loro di apprendere un mestiere adatto al reinserimento in tempo di pace. Nel corso del tempo, il programma di riabilitazione è diventato un ministero a sé stante, e i servizi da esso garantiti si sono ampliati dalla formazione occupazionale a trasferimenti di cassa mensili (“stipendi”) direttamente proporzionali alla durata della pena (e, quindi, alla gravità degli attentati commessi contro Israele).
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prima di decidere questo traditore: quanto tempo lui deve stare al suo posto (dato che ha più potere lui in USA del Presidente TRUMP Donald), noi dobbiamo vedere prima: cosa la ARABIA SAUDITA possiede delle Strutture dello Stato profondo in USA! NEW YORK, 8 MAR - James Comey assicura che non andrà da nessuna parte. Il direttore del'Fbi afferma: "siete incastrati con me per i prossimi sei anni e mezzo". Comey è al centro dello scontro con il presidente Donald Trump sulle presunte intercettazioni di Barack Obama alla Trump Tower. Uno scontro che ha spinto molti a chiedersi se Comey resterà alla guida dell'Fbi, se sarà cacciato o se deciderà di lasciare. http://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/nordamerica/2017/03/08/capo-fbi-non-mollo-con-me-per-6-anni_94ac6b9d-1cdc-4e87-b8bd-2f2af9269e62.html
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adesso? voi siete tutti shariah morti!
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Salah al-Zawawi: «La nostra guerra non è solo con questo nemico sionista. Stiamo combattendo una impresa occidentale che è in corso da cento anni. PENSARE CHE I SAUDITI SONO PARTE INTEGRANTE DELLA PIRAMIDE MASSONICA CIA e NATO ai LIVELLI PIÙ ALTI E SEGRETI, questo RENDE PLASTICAMENTE LE DIMENSIONI DI QUESTA CONGIURA E DEL SUO SATANISMO: questi sono gli aguzzini del genere umano che giocano il ruolo delle vittime!! Questa impresa non prende di mira [solo] una parte della Palestina, e neanche la Palestina nella sua interezza. Il suo obiettivo è quello di stabilire una Grande Israele che controlli paesi arabi e islamici disintegrati, che è in effetti quanto sta accadendo oggi nel nostro mondo islamico. In questo modo il nostro nemico, insieme ai suoi difensori e padroni, porterebbe a compimento il loro piano di trasformarci in servitori, se non schiavi, in questa regione, e di saccheggiare le nostre risorse. […] Quando parlano della firma dell’accordo nucleare e quant’altro, sono veramente terrorizzati. Se l’Iran produrrà la bomba nucleare – e prego Allah che l’Iran produca mille bombe nucleari – non sarà diretta contro nessun paese arabo o islamico. Sarà usata per difendere, come minimo, la Repubblica Islamica e i suoi principi.»
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“Prego Allah che l’Iran produca mille bombe atomiche” Lo ha detto l’ambasciatore di Abu Mazen a Teheran. PENSARE CHE I SAUDITI SONO PARTE INTEGRANTE DELLA PIRAMIDE MASSONICA CIA e NATO ai LIVELLI PIÙ ALTI E SEGRETI, questo RENDE PLASTICAMENTE LE DIMENSIONI DI QUESTA CONGIURA E DEL SUO SATANISMO: questi sono gli aguzzini del genere umano che giocano il ruolo delle vittime!! Salah al-Zawawi, ambasciatore dell’Autorità Palestinese a Teheran, si augura che l’Iran produca “mille bombe nucleari”. Lo ha detto in un’intervista dello scorso 20 febbraio alla tv Al-Manar, affiliata al movimento islamista sciita libanese Hezbollah, nella quale ha anche affermato che gli israeliani sono “veramente terrorizzati” per il programma nucleare della Repubblica Islamica e ha messo in guardia da quello che ha definito “il piano” dell’Occidente volto a stabilire una “Grande Israele” e trasformare gli arabi in “servi, se non schiavi”. Stralci dell’intervista del rappresentante in Iran del presidente dell’Autorità Palestinese Mahmoud Abbas (Abu Mazen) sono stati diffusi con sottotitoli in inglese da MEMRI (Middle East Media Research Institute). In un’intervista del 2014, Salah al-Zawawi aveva esortato l’Iran ad appoggiare i palestinesi per contribuire all’opera di “annientamento di Israele”, sostenendo che Israele è un “regime falso” creato “dagli Stati Uniti e dai paesi occidentali”.
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condoglinze figlio mio Kim Han-sol ! MA CHE TUO PADRE Kim Jong-nam È STATO UCCISO DAL DITTATORE  Kim Jong-un? NOI CE NE ERAVAMO ACCORTI e lo sapevamo GIA! Ancora un mistero legato alla morte di Kim Jong Nam. Ora spunta sui social il video di un giovane che dice di essere il figlio del fratellastro del leader nordcoreano: "Mio padre è stato ucciso pochi giorni fa. Insieme a me ci sono mia madre e mia sorella", dice nel filmato messo in rete dal gruppo Cheollima, noto per l'attività a sostegno dei dissidenti del regime.
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Ezechiele Il profeta e UNIUS REI il Figlio dell'UOMO sono le sentinelle di ISRAELE. Capitolo 37. Le ossa aride [1] La mano del Signore fu sopra di me e il Signore mi portò fuori in spirito e mi depose nella pianura che era piena di ossa; [2] mi fece passare tutt'intorno accanto ad esse. Vidi che erano in grandissima quantità sulla distesa della valle e tutte inaridite. [3] Mi disse: «Figlio dell'uomo, potranno queste ossa rivivere?». Io risposi: «Signore Dio, tu lo sai». [4] Egli mi replicò: «Profetizza su queste ossa e annunzia loro: Ossa inaridite, udite la parola del Signore. [5] Dice il Signore Dio a queste ossa: Ecco, io faccio entrare in voi lo spirito e rivivrete. [6] Metterò su di voi i nervi e farò crescere su di voi la carne, su di voi stenderò la pelle e infonderò in voi lo spirito e rivivrete: Saprete che io sono il Signore». [7] Io profetizzai come mi era stato ordinato; mentre io profetizzavo, sentii un rumore e vidi un movimento fra le ossa, che si accostavano l'uno all'altro, ciascuno al suo corrispondente. [8] Guardai ed ecco sopra di esse i nervi, la carne cresceva e la pelle le ricopriva, ma non c'era spirito in loro. [9] Egli aggiunse: «Profetizza allo spirito, profetizza figlio dell'uomo e annunzia allo spirito: Dice il Signore Dio: Spirito, vieni dai quattro venti e soffia su questi morti, perché rivivano». [10] Io profetizzai come mi aveva comandato e lo spirito entrò in essi e ritornarono in vita e si alzarono in piedi; erano un esercito grande, sterminato. [11] Mi disse: «Figlio dell'uomo, queste ossa sono tutta la gente d'Israele. Ecco, essi vanno dicendo: Le nostre ossa sono inaridite, la nostra speranza è svanita, noi siamo perduti. [12] Perciò profetizza e annunzia loro: Dice il Signore Dio: Ecco, io apro i vostri sepolcri, vi risuscito dalle vostre tombe, o popolo mio, e vi riconduco nel paese d'Israele. [13] Riconoscerete che io sono il Signore, quando aprirò le vostre tombe e vi risusciterò dai vostri sepolcri, o popolo mio. [14] Farò entrare in voi il mio spirito e rivivrete; vi farò riposare nel vostro paese; saprete che io sono il Signore. L'ho detto e lo farò». Oracolo del Signore Dio. Giuda e Israele in un solo regno [15] Mi fu rivolta questa parola del Signore: [16] «Figlio dell'uomo, prendi un legno e scrivici sopra: Giuda e gli Israeliti uniti a lui, poi prendi un altro legno e scrivici sopra: Giuseppe, legno di Efraim e tutta la casa d'Israele unita a lui, [17] e accostali l'uno all'altro in modo da fare un legno solo, che formino una cosa sola nella tua mano. [18] Quando i figli del tuo popolo ti diranno: Ci vuoi spiegare che significa questo per te?, [19] tu dirai loro: Dice il Signore Dio: Ecco, io prendo il legno di Giuseppe, che è in mano àEfraim e le tribù d'Israele unite a lui, e lo metto sul legno di Giuda per farne un legno solo; diventeranno una cosa sola in mano mia. [20] Tieni in mano sotto i loro occhi i legni sui quali hai scritto e [21] dì loro: Così dice il Signore Dio: Ecco, io prenderò gli Israeliti dalle genti fra le quali sono andati e li radunerò da ogni parte e li ricondurrò nel loro paese: [22] farò di loro un solo popolo nella mia terra, sui monti d'Israele; un solo re regnerà su tutti loro e non saranno più due popoli, né più saranno divisi in due regni. [23] Non si contamineranno più con i loro idoli, con i loro abomini e con tutte le loro iniquità; li libererò da tutte le ribellioni con cui hanno peccato; li purificherò e saranno il mio popolo e io sarò il loro Dio. [24] Il mio servo Davide sarà su di loro e non vi sarà che un unico pastore per tutti; seguiranno i miei comandamenti, osserveranno le mie leggi e le metteranno in pratica. [25] Abiteranno nella terra che ho dato al mio servo Giacobbe. In quella terra su cui abitarono i loro padri, abiteranno essi, i loro figli e i figli dei loro figli, attraverso i secoli; Davide mio servo sarà loro re per sempre. [26] Farò con loro un'alleanza di pace, che sarà con loro un'alleanza eterna. Li stabilirò e li moltiplicherò e porrò il mio santuario in mezzo a loro per sempre. [27] In mezzo a loro sarà la mia dimora: io sarò il loro Dio ed essi saranno il mio popolo. [28] Le genti sapranno che io sono il Signore che santifico Israele quando il mio santuario sarà in mezzo a loro per sempre». IRAN sharia law, MASSONE SAUDI ARABIA FARISEO SALAFITA SHARIAH SPA FED BCE FMI NATO, dhimmis kafir murtids Yitzhak Kaduri goym dalit: preparati a crepare, io voglio la tua bestia all'INFERNO: in tempi velocemente ragionevoli! ] spada affilata, per TRAFIGGERE e per lampeggiare, ESSA è sopra la testa dei miei nemici! [ che cosa ci dice il Profeta Ezechiele? che il loro: Dio JHWH holy: il Vivente di Israele, lui vuole la giustizia universale di: Unius REI, e che quindi: non fa distinzioni di persone, per punire o per benedire! forse che: io risparmierò gli israeliani, perché sono massoni e complici del regime Rochefeller Bilderberg? no, vi dico: io sto per fare un solo cumulo di cadaveri in tutto il mondo! 666 Bilderberg shariah, poi SCRIVERANNO NEI LIBRI DI STORIA: 5MILIARDI DI CADAVERI? UNIUS REI LI HA FATTI! ] vi schiaccerò tutti come piattole! drink your poison made by yourself. 666 Seigniorage Banking Satana FED FMI BURN SATAN shariah: in Jesu's name Messiah Yitzhak Kaduri, Amen! burn satan scit u sang da ngan, drink your poison made by yourself: in Jesus's name amen alleluia https://www.youtube.com/user/politicalUniusREI/discussion C. S. P. B. Crux Sancti Patris Benedecti, Croce del Santo Padre Benedetto C. S. S. M. L. Crux Sacra Sit Mihi Lux Croce sacra sii la mia Luce, N. D. S. M. D. Non draco sit mihi dux, Che il dragone non sia il mio duce, V. R. S. Vadre Retro satana. Allontanati satana! N. S. M. V. Non Suade Mihi Vana, Non mi persuaderai di cose vane, S. M. Q. L. Sunt Mala Quae Libas. Ciò che mi offri è cattivo, I.V. B. 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